La crisi dell’abbigliamento: ai negozi si fa sempre meno credito

Pubblicato il 30 Gennaio 2012 14:22 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2012 14:22

ROMA – In Lombardia come in Sicilia, le attese dei negozi, specie in un periodo di saldi, stanno andando deluse. Significativo il caso dell’abbigliamento. A Milano, subito dopo Capodanno, Federmodaitalia aveva stimato vendite per circa 500 milioni di euro, con uno scontrino medio di 195 euro a persona (in calo del 3% rispetto alla campagna sconti 2011). Sono bastate 48 ore per rendersi conto dei notevoli scostamenti e la valutazione sullo scontrino medio è stata limata a 150 euro.

Un calo confermato dal primo week end di vendite ribassate, che ha però evidenziato andamenti diversificati per tipo di esercizio e per utenza: molti negozi di prestigio sono stati “salvati” dai clienti stranieri, russi e cinesi in testa. Una ciambella di salvataggio sulla quale non hanno potuto contare altrove. Anche se è presto per un bilancio nazionale e non si possono escludere recuperi sulla distanza, le stime che circolano sono preoccupanti: secondo le valutazioni più pessimistiche, provvisorie e ufficiose, il calo arriva a punte del 25% rispetto al 2011.

Come riporta Il Sole 24 Ore, i saldi rivestono un’importanza particolare. Se non servono a salvare il bilancio, hanno però la funzione di pompare liquidità in cassa in un periodo tradizionalmente poco movimentato. Liquidità preziosa per saldare i fornitori e magari ricoprire qualche sconfinamento in banca, rispondendo agli inviti, talora pressanti, che secondo gli imprenditori arrivano da agenzie preoccupate dall’aumento degli incagli (a novembre 2011 il rapporto complessivo tra sofferenze e impieghi ha toccato il 5,3%, che sale al 7,5% per le imprese).

E qui nasce quello che per i commercianti rappresenta il problema dei problemi. Se con le vendite straordinarie la liquidità non arriva e se il rubinetto dei finanziamenti tende a chiudersi il negozio di quartiere non ha scampo. Significativi in questo senso i dati sulle cessazioni (46.531 tra gennaio e settembre 2011, secondo l’Ufficio studi Confcommercio; la perdita di posti lavoro ammonta a 43mila unità) e quelli dell’Osservatorio sul credito.