Crisi: lo spread risale, ma l’instabilità politica avvicina a Roma il pericolo contagio

Pubblicato il 1 Dicembre 2010 11:27 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2010 12:58

Una buona notizia per l’economia italiana e più in generale per alcuni dei famigerati “Pigs”, ovvero Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, cenerentole dell’economia a 27: lo spread dei titoli di stato decennali dei Paesi ‘periferici’ dell’eurozona, dopo i massimi di ieri, 30 novembre, si è oggi ridotto notevolmente.

Per l’Italia, il premio di rendimento dei titoli decennali rispetto al bund tedesco è tornato sotto i 180 punti (a 179) dal record di 210 punti raggiunto ieri. Per la Spagna, il differenziale di rendimento dei bond decennali con il bund si è ridotto a 254 punti dal picco di 310 e quello del Portogallo a 390 punti dal record toccato, sempre ieri, a quota 458.

Del resto la situazione italiana non è poi così nera: il debito pubblico, per quanto elevato, è molto stabile sia perché le banche italiane non sono entrate, se non maniera marginale, nella finanza internazionale. Ma a preoccupare i mercati finanziari è l’incertezza della situazione politica del Paese. Per motivi di finanza internazionale, la crisi politica in cui si trova l’Italia non può essere gestita come se il debito pubblico italiano non esistesse e non fosse, per circa la metà, in mani estere.

Se questa è la situazione generale, la giornata di ieri è stata invece pessima. Non solo lo spread (cioè il differenziale tra i rendimenti dei buoni del tesoro decennali italiani e i Bund tedeschi, che rappresentano il punto di riferimento di tutto il mercato monetario europeo e sono considerati da sempre un segnale di tensioni latenti) ha toccato cifre record, ma la stessa moneta unica è scivolata sotto quota 1,30 dollari: 1, 2969, per l’esattezza, il minimo da due mesi. E in serata l’agenzia Standard & Poor’s ha comunicato di aver messo sotto osservazione con implicazioni negative il rating sul lungo termine del Portogallo (A-) e quello a breve termine (A-2).

Ma i numeri ieri hanno dato luogo anche al balletto delle opinioni dei politici.  Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha minimizzato: “Noi siamo a 210, in Spagna sono a 400 e passa”, avrebbe detto in consiglio dei ministri, secondo quanto ha raccontato il ministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani.

A smentirlo ci ha pensato però lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che ha ammesso che “le turbolenze preoccupano. Che dai mercati possa arrivare un affondo sull’euro cercando di coinvolgere nel contagio-Irlanda paesi più solidi come Spagna e Portogallo e forse anche l’Italia è una preoccupazione forte”.

Effettivamente rispetto alla Spagna stiamo meglio oggi e stavamo meglio pure ieri: il 30 novembre il differenziale tra i rendimenti dei titoli spagnoli decennali e i bund tedeschi di uguale durata, ha toccato un nuovo record, che, anche se non è di 400 punti base come ha detto Berlusconi, è pur sempre di 311.

Le rassicurazioni della Bce. A rassicurare sul perimetro della crisi è stato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet: “Non c’è nessun rischio per la stabilità finanziaria della zona euro” ha detto al Parlamento europeo, chiarendo come sia l’Irlanda sia la Grecia siano Paesi “solventi”.  In questo momento “c’è un problema, ma non è grave”, ha chiarito. “I mercati stanno sottovalutando la determinazione dei governi della zona euro nello stabilizzare i propri bilanci pubblici. È una sottovalutazione palese. E non è la prima volta che i mercati hanno difficoltà a comprendere i meccanismi di decisione dell’Unione Europea”.

Trichet si riferiva in particolare al fatto che i mercati non valutino nel modo corretto lo stato di salute dei conti pubblici dell’Eurozona, che ha un deficit aggregato inferiore a quello di Stati Uniti e Giappone. Così come non considerino la circostanza che la crescita europea sia “più dinamica del previsto”. Trichet ha anche confermato la prosecuzione del programma di acquisti di titoli di Stato e ha evitato di parlare di contagio. “Non abbiamo bisogno di nessuna guerra valutaria, ci serve un forte e nuovo impegno per la fiduciosa e risoluta cooperazione”.

Le pressioni sul Portogallo. Da Dublino però il ministro della Giustizia, Dermont Ahern, rivela che la Bce sta facendo pressione sul Portogallo, così come a suo tempo sull’Irlanda, perché chieda l’aiuto della Ue e della comunità internazionale. Il premier José Socrates, come prima di lui Brian Cowen, continua a ripetere che non ce n’è bisogno. Ma Standard&Poor’s ha messo sotto osservazione il debito di Lisbona “con implicazioni negative”.

L’unione Europea. Anche il commissario Ue alla concorrenza, Joaquin Almunia, ha confermato di voler proporre di estendere alcune delle misure anticrisi straordinarie in materia di aiuti di Stato a tutto il 2011. E il presidente del Consiglio europeo, Hernan Van Rompuy, si è detto convinto che “esistono gli strumenti per superare i problemi monetari nell’Eurozona. L’Irlanda deve prendere misure dure per salvare le banche e consolidare il budget”.

L’allarme ‘politico’ del Financial Times. Ottimista sull’economia italiana, ma meno sulla sua politica, il Financial Times ieri scriveva che i conti pubblici del Bel Paese sono migliori che altrove, le banche sono solide e il debito privato è basso, ma “le speculazioni dei mercati e le incertezze politiche sul futuro della coalizione al governo di Silvio Berlusconi stanno aumentando i timori di contagio”.

Del resto, ricordava il quotidiano finanziario, il rapporto debito/Pil dell’Italia è il più alto dell’area euro dopo la Grecia. Ma l’economia dovrebbe crescere dell’1% quest’anno e il deficit ridursi al livello più gestibile del 5% del Pil”. Numeri impegnativi, ma che, visti in termini relativi, allontanano l’Italia dai ‘Pigs’. Il punto debole italiano, tuttavia, è la stabilità politica secondo il quotidiano della City: per l’Italia “i timori sono in aumento, aggravati dall’incertezza sulla stabilità politici” in vista delle mozioni di fiducia (al Senato) e sfiducia (alla Camera) del 14 dicembre.

I fondamentali dell’Italia sono buoni e i politici si lamentano giustamente ”del fatto che i mercati ignorano i punti di forza italiani”, ovvero ”un debito privato basso, banche uscite virtualmente illese dalla crisi”. Ma ”la dura realtà è che il destino dell’Italia appare sempre più legato a quello della Spagna”. Lo afferma il Financial Times, in un’editoriale dal titolo ‘La tempesta dell’Euro area fa rotta verso l’Italia’.

”Se la Spagna, come la Grecia e l’Irlanda, dovesse richiedere un salvataggio d’emergenza – si legge -, la quota del conto che l’Italia si troverebbe a pagare metterebbe le finanze italiane sotto pressione. L’Italia, anche se senza colpe, si troverebbe essa stessa a rischio. Per la salute dell’euro area, la difesa dell’Italia deve iniziare con la difesa della Spagna”.

”La crisi del debito europea – continua l’editoriale – ha preso una brutta piega martedì”, con i rendimenti dei titoli di stato decennali italiani vicini al 5%. ”Con buone ragioni i politici a Roma si lamentano del fatto che i mercati ignorano i punti di forza dell’Italia: il debito pubblico è elevato ma è finanziato soprattutto dal mercato nazionale ed è stato abilmente tenuto sotto controllo per molti anni. Inoltre il debito privato è basso e le banche hanno superato la crisi virtualmente incolumi grazie a pratiche di credito caute. Giulio Tremonti, l’esperto ministro dell’Economia italiano, ha usato il pugno duro fin da quando è tornato nel suo ruolo nell’aprile 2008”: “Tremonti – aggiunge il Financial Times – ha fatto del mantenere il deficit in limiti ragionevoli la propria priorità. ”E anche se questo è costato una severa recessione nel 2009, ora l’economia èornata a crescere”.

”Le politiche e la personalità di Tremonti – è il giudizio dell’editoriale – sono fattori vitali per la stabilità fra le tensioni politiche che culmineranno il 14 dicembre in due voti di fiducia che potrebbero far cadere il governo Berlusconi. Tremonti appare sicuro che manterrà il controllo dei conti italiani, sia nel suo attuale ruolo, sia, solo plausibilmente, come successore di Berlusconi”.

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