Cucchiani, addio a Intesa a 3 milioni: sgradito a Bazoli? ti fai ricco

Pubblicato il 2 ottobre 2013 5:10 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 9:09
Cucchiani, addio a Intesa a 3 milioni: sgradito a Bazoli? ti fai ricco

Enrico Cucchian: cacciato dal “grande vecchio” Bazoli, ha preso 3 miliioni di “fissa”

Cacciare Enrico Cucchiani da amministratore delegato di Banca Intesa è costato 3 miliardi persi dal valore in Borsa dal titolo più 4 milioni di liquidazione e 6 mesi di lavoro fittizio per evitare di farne un altro esodato.

Pochi in Italia, fuori dalle segrete stanze, hanno capito perché, nonostante i giornali si siano impegnati a dissipare un po’ la nebbia.

L’articolo di Giorgio Meletti per il Fatto è un gioiello di buon giornalismo, fin dall’attacco, che ha il ritmo del De Bello Gallico:

“La Borsa ha accolto il siluramento dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani infliggendo ieri al titolo un nuovo calo del 3,54 per cento. Da quando hanno cominciato a girare le voci sul regolamento di conti al vertice della prima banca italiana, le azioni Intesa hanno perso in pochi giorni il 10 per cento del valore, corrispondenti a circa 3 miliardi di euro. La decisione di far fuori Cucchiani è stata presa dal presidente Giovanni Bazoli in accordo con gli azionisti dominanti: Compagnia di Sanpaolo (7,2 per cento del capitale), presieduta dall’ex sindaco di Torino e probabile condidato alla presidenza del Piemonte, Sergio Chiamparino; Fondazione Cariplo (4,95 per cento), presieduta dall’ex presidente della regione Lombardia Giuseppe Guzzetti ; Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo (4,52 per cento); Fondazione Cassa di risparmio di Firenze (3,32 per cento)”.

Gli altri azionisti, constata amaramente Giorgio Meletti, sono

” proprietari di circa il 77 per cento del capitale”,

Ma

” assistono impotenti e pagano con il deprezzamento dei loro titoli”.

La vicenda ha del paradosso e la dice lunga sulle nani in cui si trova il nostro sistema bancario (fresca nella memoria è la scelta della presidentessa della fondazione Mps, non per criteri professionali ma, si è letto e non è stato smentito, perché il padre è amico del presidente della Confindustria Giorgio Squinzi),

Cucchiani, ricorda Giorgio Meletti,

“era stato scelto dagli stessi che l’hanno cacciato 21 mesi fa. Gli artefici della brillante operazione si sono ben presto pentiti della scelta, ma anziché fare autocritica hanno organizzato il fulmineo ribaltone. A Cucchiani va una buonuscita sontuosa di almeno 4 milioni di euro: 3,6 milioni sono due annualità del suo stipendio base, previste dal contratto, alle quali si sono aggiunte altre voci. Soprattutto Cucchiani, 63 anni, resterà fittiziamente dipendente di Intesa per sei mesi in modo da raggiungere la pensione e non rischiare di restare a piedi come un esodato qualsiasi.

“La banca, di fronte al crollo del titolo, ha dovuto emettere un comunicato di “precisazione” con la formulazione delle ragioni del siluramento. Vi si legge che Cucchiani ha lasciato il posto al suo vice, Carlo Messina,

“dopo aver conseguito i risultati attesi in una fase di perdurante criticità sistemica, alla luce della necessità per la Banca di un maggior grado di incidenza sulle dinamiche operative aziendali e di raccordo delle azioni strategiche e gestionali”.

“In pratica si sostiene che Cucchiani ha fatto bene fino a domenica, ma non è in grado di fare bene da oggi in poi. Cucchiani paga l’incapacità di costruire un rapporto positivo con la squadra manageriale, della quale Bazoli ha dovuto prendere atto.

“Ma anche il suo agitarsi per consolidare la banca con l’iniezione di capitali freschi di un grosso soggetto straniero come la tedesca Commerzbank. Ma l’arrivo di un nuovo socio con capitali freschi avrebbe sconvolto gli equilibri di un piccolo mondo antico basato sulle Fondazioni, dove alcuni ex politici o amici di politici gestiscono la prima banca italiana come cosa propria.

“A esacerbare i rapporti è stata l’ultima relazione semestrale sui conti, con la quale Cucchiani – forse anche per agevolare i suoi disegni di ribaltone azionario – ha evidenziato problemi finora tenuti sotto il tappeto. Al 30 giugno 2013 l’utile netto di Intesa Sanpaolo è risultato di due terzi inferiore a un anno prima (422 milioni contro 1274) mentre i crediti deteriorati, cioè di recupero problematico, sono passati in soli sei mesi dal 7,6 per cento all’8,3 per cento dei crediti totali.

“In particolare Cucchiani ha spostato dalla rassicurante colonna “crediti ristrutturati” a quella più inquietante “crediti incagliati” 800 milioni prestati senza garanzie reali al finanziere franco- polacco Romain Zaleski, buon amico di Bazoli che è stato ampiamente finanziato dalle banche italiane per comprare azioni delle banche italiane.

“La finanziaria di Zaleski, la Carlo Tassara, è sotto osservazione da cinque anni. A fine 2008 il pool di banche creditrici che si è fatto carico del salvataggio aveva crediti per 3,7 miliardi, 1,8 dei quali in capo a Intesa. Attualmente il debito verso il pool è di 2,25 miliardi di cui ancora 1,2 in capo a Intesa, che per 800 milioni non dispone di garanzie reali sul credito erogato”.

Una cosa sembra certa. Cucchiamo non andava più d’accordo con Giovanni Bazoli, intoccabile ottantenne eminenza del sistema bancario italiano, ben connesso con la sinistra di potere, vacanze incluse,

Di fronte al quale si è disintegrata anche l’offensiva giovanilmente ostilea di Diego Della Valle, che aveva aggredito, in nome del gap generzionale, Bazoli e Cesare Geronzi.

Alla fine Geronzi era uscito, certo per forze diverse da Della Valle; ma attorno a Bazoli si alzò un muro di indignazione e Della Valle dovette ritirarsi con la coda fra le gambe.