Dazi Usa, via libera dal Wto a 7,5 miliardi di aumenti sui prodotti europei

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Ottobre 2019 22:30 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2019 8:03
Dazi Usa contro la Ue dal 18 ottobre: via libera dal Wto a 7,5 miliardi di tariffe

Donald Trump (foto ANSA)

WASHINGTON – Il tanto atteso verdetto del Wto, l’organizzazione mondiale per il commercio, alla fine è arrivato: gli Stati Uniti potranno imporre dazi sui prodotti provenienti dall’Europa per un ammontare annuo fino a 7,5 miliardi di dollari, quasi sette miliardi di euro. Un conto salato, inferiore a quanto stimato alcuni mesi fa – come anticipato sabato scorso dall’ANSA – ma comunque in grado di scatenare una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, frenare ulteriormente una crescita economica già stentata e dare un duro colpo all’export italiano.

A cominciare da quello agroalimentare (di possibili misure su vini e formaggi ha parlato ad esempio il segretario di Stato Usa Mike Pompeo in un’intervista a SkyTg24 rispondendo ad una domanda sui prodotti italiani), ma senza dimenticare il settore moda e le motociclette, arrivando a costare al sistema Italia fino a un miliardo di euro. Secondo un funzionario dell’amministrazione citato dal Wall Street Journal e da altri media americani, gli Usa procederanno da subito – si indica la data del 18 ottobre. Ma l’ammontare delle tariffe sarà diverso: si valuta un 10% sui grandi aerei commerciali e un 25% su prodotti agricoli e industriali. La decisione del Wto è legata a quella con cui a suo tempo sono stati giudicati illegali alcuni aiuti pubblici destinati al consorzio Airbus e la cifra indicata dall’organismo che ha base a Ginevra è destinata a compensare il danno (stimato) subito dal sistema economico statunitense.

Ma lo stesso Wto ha anche ritenuto illegali alcuni aiuti forniti dall’amministrazione di Washington alla Boeing e nei prossimi mesi dovrebbe emanare un verdetto analogo a quello odierno, stavolta per quotare il valore delle misure compensative che potrà adottare l’Ue. Un gioco che potrebbe teoricamente avere somma zero, se non fosse per la vena particolarmente battagliera dell’amministrazione Trump e la sua attitudine a voler negoziare partendo sempre da una posizione di forza.

I segnali giunti in questo senso da Washington non sono mancati ed hanno spinto la commissaria europea al Commercio uscente, la svedese Cecilia Malmstroem, a mettere le mani avanti. “Anche se gli Stati Uniti hanno avuto l’autorizzazione dal Wto – ha sottolineato – scegliere di applicare le contromisure adesso sarebbe miope e controproducente. Restiamo pronti a trovare una soluzione equa, ma se gli Usa decidono di imporre le contromisure autorizzate dal Wto, l’Ue non potrà che fare la stessa cosa”. Con il rischio di alimentare un clima già teso tra le due sponde dell’Atlantico e arrivare ad una guerra commerciale che, come già indicano l’andamento degli scambi mondiali e le reazioni dei mercati azionari (le borse sono crollate), avrebbe un effetto decisamente recessivo. “L’imposizione reciproca di contromisure – ha avvertito la commissaria – avrebbe solo effetti negativi per tutti”. Davanti alla minaccia di un’escalation che potrebbe penalizzare pesantemente l’Italia (che non partecipa direttamente al consorzio Airbus ma produce varie parti degli aeromobili), il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo l’incontro di ieri con il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, si è detto fiducioso sulla possibilità “di poter ricevere attenzione dal nostro tradizionale alleato su quelle che sono alcune nostre produzioni strategiche”.

Mentre Luigi Di Maio ha assicurato che “l’Italia difenderà i suoi interessi nazionali su ogni campo, specie quello economico e commerciale”. L’Italia e l’Europa rischiano di andare in recessione con “i mercati globali che rallenteranno ancora di più”, ha messo in guardia il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “I dazi non sono mai una bella notizia”. E secondo le organizzazioni agricole nazionali – Coldiretti, Confagri, Cia e vari Consorzio – i prodotti tricolore più esposti alle rappresaglie americane sono i formaggi, con Reggiano e Grana in prima linea: in seguito all’aumento delle tariffe doganali vedrebbero schizzare i prezzi negli Usa con inevitabili, pesanti perdite di quote di mercato. In attesa di conoscere quale sarà la decisione degli Stati Uniti, da parte europea si ricorda che la lista dei prodotti americani passibili di rappresaglia è già pronta: dai vini californiani alle noccioline, dai chewing gum al tabacco per un totale di ben 11 pagine.

Fonte: ANSA