Dazi Usa, il made in Italy che rischia di più: dal parmigiano al prosciutto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Ottobre 2019 23:51 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2019 0:16
Dazi Usa, il made in Italy che rischia di più: dal parmigiano al vino

Forme di parmigiano (foto ANSA)

ROMA – L’agroalimentare Made in Italy rischia di pagare un conto salatissimo, circa un miliardo di euro, dopo il verdetto del Wto che ha ufficializzato l’entità delle compensazioni che gli americani potranno chiedere all’Ue per gli aiuti illegali a Airbus: 7,5 miliardi. In una prima lista (clicca qui per il PDF) dei prodotti interessati dalle misure ritorsive, figurano formaggi tipicamente nostrani, come il parmigiano e il pecorino, e il prosciutto. Salvi invece il vino, pasta e l’olio extravergine d’oliva.

Per scoprire quali prodotti saranno effettivamente inseriti nella “lista nera” di Trump bisognerà attendere ancora da un minimo di 10 giorni a un massimo di 4 settimane, quando la commissione statunitense Dsd dovrebbe esprimersi su come rastrellare questi 7,5 miliardi.

L’agroalimentare, come detto, è il settore che rischia di essere maggiormente colpito dalla decisione dell’amministrazione Trump avallata dal Wto. Includendo anche le bevande e il tabacco, scrive il Sole 24 ore, il comparto è il terzo nella graduatoria delle esportazioni Italiane negli Stati Uniti, con un valore di poco superiore ai 4 miliardi di euro nel 2018. Anche in questo caso, come per l’export totale, le dinamiche degli ultimi anni sono positive: l’incremento registrato rispetto al 2017 è stato del 4,1%.

Di seguito una prima stima dei danni per il nostro settore agroalimentare se si scatenasse una guerra commerciale con gli Usa.

PARMIGIANO REGGIANO – Gli Stati Uniti sono il secondo mercato estero, dopo la Francia, per l’export di Parmigiano Reggiano. Attualmente sono esportati 10 milioni di kg l’anno. Attualmente il prezzo del Parmigiano Reggiano negli Usa si attesta attorno ai 40 dollari al kg. Se, a causa dei rialzi tariffari, i listini aumentano a 60 dollari al kg, il Consorzio stima una perdita di quota di mercato del 90%, quindi si apre la necessità di trovare nuovo spazio di mercato per 9 milioni di kg l’anno per il “re dei formaggi”. La perdita di fatturato del prodotto esportato negli Usa è di 360 milioni di euro.

GRANA PADANO – Il sistema Grana Padano, in un anno, subirebbe un danno quantificabile in circa 270 milioni di euro. Con i dazi i produttori temono una perdita record pari a -80%, finanche -90%, di export qualora la tassa passasse da 2,15 dollari a 15 dollari al chilo, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al chilo.

LATTE – Anche i consumatori italiani e l’industria casearia dovrebbero far fronte a possibili rialzi del prezzo del latte, perché per la produzione di forme di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano viene trasformato il 40% dell’intera produzione di latte italiano. Secondo i due Consorzi 400.000 forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, senza più sbocco in America, peserebbero tremendamente sugli altri mercati, a cominciare da quello italiano.

MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA DOP – Il mercato Usa della mozzarella di bufala campana Dop vale 10 milioni di euro, pari al 7,2% dell’export complessivo. Oggi una mozzarella dop su 3 va all’estero. Gli Usa sono il primo mercato extra Ue, con grandi potenzialità di crescita, nonostante le difficoltà legate alla logistica. Al consumatore americano un kg di bufala campana costa in media 45 dollari (20 euro di produzione +2,5 di dazi +20 euro tra spedizione e intermediazioni). Con eventuali dazi al 100% arriveremmo a 65 dollari al chilo (si calcolano sul prezzo di produzione medio).

PROSECCO – Oltreoceano si potrebbero inoltre ridurre i brindisi a Prosecco nonostante l’incremento dell’export nel mercato statunitense del 17% nei primi mesi del 2019. Negli States una bottiglia a scaffale nei drugstore e wine shop può vedere raddoppiato il prezzo di vendita che passerebbe dai 10-15 euro ai 20-30 euro.

Fonte: ANSA