Debito Italia eccessivo, procedura d’infrazione inevitabile (e inedita): cosa succede ora

di Dini Casali
Pubblicato il 5 giugno 2019 14:06 | Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2019 14:26
Debito Italia eccessivo, con questi numeri procedura d'infrazione inevitabile (e inedita): cosa succede ora

Debito Italia eccessivo, con questi numeri procedura d’infrazione inevitabile (e inedita): cosa succede ora

ROMA – “La regola del debito “non è stata rispettata” nel 2018, nel 2019 e non lo sarà nel 2020, e quindi “è giustificata” una procedura per debito eccessivo: lo scrive la Commissione Ue nel rapporto sul debito italiano.

Per Bruxelles il rallentamento economico “spiega solo in parte l’ampio gap” nel rispetto della regola, e la “retromarcia” su alcune riforme pro-crescita del passato, come quella delle pensioni, e il deficit proiettato oltre il 3% nel 2020, rappresentano “fattori aggravanti”. 

Una prima volta piena di incognite. Non dice cose nuove la Commissione, nuova semmai, cioè inedita, una prima volta piena di incognite, è la procedura d’infrazione imposta per debito eccessivo: non era mai stata applicata, nemmeno in Grecia ai tempi della troijka. 

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“Questa sarebbe la prima volta e scatterebbe nei confronti del nostro paese – segnala Dino Pesole sul Sole 24 Ore – una sorta di sorveglianza rafforzata, con un stretto monitoraggio (ogni tre/sei mesi) per verificare se le azioni correttive richieste per rientrare dalla “deviazione significativa” evidenziata siano effettivamente poste in essere. Manovre correttive che rischiano di essere anche molto pesanti poiché inevitabilmente comporterebbero aumenti delle tasse e tagli alle spese e ai servizi sociali. In sostanza viene definita una sorta di calendario per l’adozione delle misure di correzione richieste”.

Italia sorvegliata speciale. All’orizzonte, stante il quadro economico, si profila dunque una specie di commissariamento europeo sui conti pubblici, un monitoraggio puntuale di ogni singola voce di spesa intesa a rimettere in carreggiata discendente il livello del debito, della qualità delle misure adottate (non si potranno mettere a bilancio entrate virtuali come il molto ipotetico recupero dell’evasione fiscale).

Male il 2018, peggio il 2019. A livello contabile il commissario Moscovici riassume gli oneri disattesi e gli impegni traditi: “I dati 2018 per l’Italia sono problematici su due fronti: invece di essere ridotto, il debito sale da 131% a 132% e il deficit strutturale che avrebbe dovuto calare di 0,3% peggiora di 0,1%, creando un gap di 0,4%. Sfortunatamente anche per il 2019 vediamo un peggioramento dello strutturale, mentre il Consiglio aveva raccomandato uno 0,6% di miglioramento e le autorità italiane si erano impegnate a dicembre a non peggiorarlo”.

Sforamento deficit viola la regola del debito. Il “delitto” che l’Unione europea imputa all’Italia è il debito eccessivo, l’arma del delitto il ricorso a un deficit esagerato nel 2018, ricorso ingiustificato che mina il percorso di progressiva riduzione del debito (un ventesimo l’anno), che disattende le raccomandazioni della Ue e straccia gli impegni presi dai precedenti governi. “Lentamente ma sistematicamente”, secondo le parole dello stesso commissario Moscovici, l’Ue si appresta a impugnare questo strumento di pressione, chiamato anche ricorso per inadempimento, che in fondo a un processo lungo prevede la sanzione per gli Stati membri che violano gli obblighi prescritti dal diritto comunitario. 

Procedura lenta ma i cui effetti sono immediati: da una parte l’iter che prevede prima la raccomandazione da parte della Commissione Ue ai governi europei che tramite i ministri delle finanze e poi al più alto livello sono investiti della decisione, dall’altra mercati, operatori finanziari e famiglie in posizione di prudente attesa e uno spread che misurerebbe la condizione peggiore per i sogni di espansione economica auspicata dalle previsioni del governo. 

E’ quello che l’ex premier Mario Monti chiama un “corsetto piuttosto rigido” per diversi anni. Se il Governo non riuscisse ad adempiere ai suoi obblighi finanziari, si attiverebbero le sanzioni vere e proprie, variabili tra lo 0,2 e lo 0,5% del PIL, cioè tra i i 3,5 e gli 8,5 miliardi. Senza contare il blocco dei fondi europei che al Sud, destinatario di risorse come regione in via di sviluppo, valgono una ottantina di miliardi euro nel periodo 2021-2027. (fonti Ansa, Sole 24 Ore)