Debito pubblico a 2.166 miliardi, nuovo record. Era 1.983 nel 2013

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Luglio 2014 10:23 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2014 11:06
Debito pubblico a 2.166 miliardi, nuovo record. Era 1983 nel 2013

La Banca d’Italia: il debito pubblico a 2.166 miliardi, nuovo record. Era 1983 nel 2013

ROMA – Il debito pubblico italiano continua a crescere e nel maggio 2014 ha raggiunto il nuovo record di 2.166,3 miliardi. Secondo l’ultima rilevazione della Banca d’Italia lo stock di indebitamento è cresciuto di 20 miliardi. Commenta Michele Di Branco sul Messaggero di Roma:

“La nuova impennata del debito, unita alle voci (smentite da Palazzo Chigi) secondo le quali il governo punterebbe ad anticipare la legge di Stabilità a metà agosto, hanno alimentato nuovi dubbi sulla tenuta dei conti pubblici. Fonti del Tesoro liquidano come «sciocchezze» le rinnovate ipotesi di manovra correttiva. Ma è un fatto che con la crescita che viaggia intorno allo 0,2% ormai lontana dallo 0,8% indicato dal governo nel Def per fine anno, gli obiettivi di finanza pubblica 2014 potrebbero saltare. Il rapporto debito-pil, ad esempio, che l’esecutivo Renzi ha previsto a quota 134,9% finirebbe in realtà per essere più alto dello 0,5-0,7%”.

Poi una spiegazione tecnica che mitiga ma non elimina il dramma:

“L’incremento riflette per 5,5 miliardi il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e per 14,9 miliardi l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (pari a fine maggio a 92,3 miliardi contro i 62,4 di maggio 2013)”.

Il Tesoro, spiega Michele Di Branco,

“ha preferito mettere fieno in cascina ora che i tassi di interesse sono decisamente bassi”.

In ogni caso, spiega sempre Michele Di Branco, si tratta di

“notizie non buone per i conti pubblici”.

Dal rapporto della Banca d’Italia, alcuni dettagli importanti:

1. il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 20,9 miliardi, quello delle amministrazioni locali è diminuito di 0,9 miliardi, quello degli enti di previdenza è rimasto inalterato.

2. Le entrate tributarie sono state pari a maggio a 31 miliardi, in aumento del 2,9% rispetto allo stesso mese 2013 e nei primi cinque mesi dell’anno dell’1,6% (2,2 miliardi).

 

L’allarmante progressione del debito pubblico italiano è scandita in questa notizia di Blitzquotidiano di nove mesi fa:

“Il debito pubblico italiano continua a salire sia in termini assoluti che in punti percentuali di pil: nel secondo trimestre 2012 era di 1.982.898 milioni di euro, pari al 125,6% del pil, nel primo trimestre 2013 era di 2.035.833 milioni, al 130,3%, mentre nel secondo trimestre è arrivato a 2.076.182 milioni, ovvero al 133,3%”.

Secondo Antonio Signorini del Giornale, l’anticipo ad agosto della Legge di Stabilità non è

“nemmeno troppo sorprendente, visto che corrisponde al calendario europeo. Entro il 15 ottobre i Paesi membri devono fornire a Bruxelles il documento programmatico di bilancio, che deve contenere il dettaglio delle spese, [anche se] la strategia del governo è arrivare a ridosso della scadenza, anche per vedere che aria tira con la nuova Commissione Ue”.

Molti, aggiunge Antonio Signorini,

“danno per scontata una manovra e hanno visto dietro l’anticipo ferragostano, un modo per fare passare una correzione dei conti. […] Al ministero dell’Economia stanno facendo già da un po’ i calcoli tenendo conto di una crescita del Pil inferiore alle previsioni. Rispetto allo 0,8% contenuto nel Def si stima uno 0,5% come scenario migliore. Il che significa rinunciare al pareggio di bilancio sul quale, per il momento, l’Europa non ci fa sconti. Poi ci sono le misure e i tagli già messi a bilancio. 
I 12 miliardi per rifinanziare il bonus da 80 euro, sul quale il premier Matteo Renzi si gioca la faccia e al quale non ha nessuna intenzione di rinunciare. Ieri, sulla scorta dei dati sugli italiani che si trovano sotto la soglia di povertà, dalla maggioranza sono arrivati inviti ad allargare la platea di chi incassa il bonus mensile. 
Ma anche seguendo lo scenario più ottimistico, al ministero dell’Economia già mettono in conto sacrifici. Delle tre categorie alle quali dovrebbe essere esteso il bonus, se ne potrà accontentare solo una. Partite Iva, pensionati o incapienti (redditi sotto gli 8mila euro all’anno). Probabile che, alla fine, si accontenteranno i secondi, lasciando ancora una volta liberi professionisti e poveri, al palo. Sempre che i tagli alla spesa diano quanto previsto. Anche perché restano da coprire altre spese quasi incomprimibili, come gli esodati e le richieste delle Regioni per la cassa integrazione. In tutto, la cifra da coprire supera i 20 miliardi. 
L’onere di trovarla spetta soprattutto a Carlo Cottarelli e la sua spending review, che deve essere attuata, ma che stenta a decollare. È ancora presto, assicurano dal ministero di via XX settembre, ma a Palazzo Chigi, c’è fretta di chiudere. Se i conti non dovessero tornare e i tagli non portassero le risorse sufficienti, a Renzi toccherebbe trovare qualche tassa da alzare di soppiatto. Meglio, a quel punto, farlo in agosto”.