Deficit 2,4%, cioè 12 mld in più da spendere e da 5 a 15 in più da pagare

di Lucio Fero
Pubblicato il 27 settembre 2018 10:17 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2018 12:39
Deficit Di Maio 2,4%, cioè 12 mld in più da spendere e da 5 a 15 in più da pagare

Deficit 2,4%, cioè 12 mld in più da spendere e da 5 a 15 in più da pagare (nella foto Ansa, Di Maio e Tria)

ROMA – Deficit 2,4% del Pil. Questa la richiesta dura, tosta e quasi non negoziabile di Di Maio leader della spesa a Tria ministro dei conti. Deficit 2,4% del Pil. Questa la prima pietra sulla quale poggia e si edifica la “Manovra del Popolo” come l’ha battezzata M5S. Deficit 2,4% del Pil. Il triplo del deficit previsto da quelli di prima, l’Italia del governo Gentiloni, l’Italia del prima delle elezioni del 4 marzo aveva promesso a se stessa un deficit dello 0,8 per cento del Pil. Il governo del cambiamento con esibito orgoglio intende, vuole, pretende triplicare il deficit.

Che vuol dire deficit al 2,4 per cento del Pil? Vuol dire uno 0,8 per cento del Prodotto Interno Lordo (Pil, la somma delle ricchezza prodotta dal paese in un anno, circa 1.700/1.800 miliardi) speso appunto a deficit.  Uno 0,8 per cento in più perché deficit a 1,6 per cento del Pil era ed è la quantità di deficit necessaria a a non fars scattare aumenti Iva e alle spese diciamo correnti.

Zero virgola otto per cento: circa una dozzina di miliardi che il governo Salvini-Di Maio (in questo caso Di Maio-Salvini perché è M5S che tira sul deficit, la Lega coltiva e raccoglie frutti nei campi del no immigrati) può spendere. Una dozzina di miliardi in più da spendere. A deficit, a debito, sulla parola. Insomma senza averli in cassa, in tasca.

Con una dozzina di miliardi in più da spendere qualcosa ci si fa, qualcosa delle promesse e impegni elettorali. Ci si fa ad esempio quota 100 pensioni, ci si fa a far riandare gli italiani in pensione a 62 anni. Magari con una pensione che vale il 10 per cento in meno di quella che si avrebbe andandoci in pensione a 67 anni. Magari facendo finanziare il ritorno della pensione giovane anche ai Fondo aziendali e di solidarietà che pagano appunto aziende e lavoratori. Ma non si può avere tutto dalla vita, e neanche dal governo del cambiamento. E andare in pensione prima, andare in pensione all’età in cui si andava prima (quasi), andare in pensione è, sondaggi alla mano, l’aspirazione socialmente più cliccata di questo stanco paese.

Della dozzina di miliardi a deficit in più, cinque a pagarsi quota 100 pensioni. E Salvini contento, quota 100 è la sua bandiera.

E gli altri, i miliardi che restano, a pagare il reddito di cittadinanza  che è il o Roma o Morte di Luigi Di Maio. Reddito di cittadinanza che ne costa molto più di sette di miliardi. Ma ci si mette dentro il reddito di inclusione, i sostegni alla disoccupazione, i Fondi europei per l’occupazione giovanile…insomma i miliardi, non pochi, che i governi di prima, quelli di prima spendevano già contro povertà e mancanza di lavoro. Almeno cinque miliardi sono quelli di prima, saranno ribattezzati reddito di cittadinanza e raddoppiati grazie a parte del deficit in più.

Quindi deficit al 2,4 per cento del Pil vuol dire una dozzina di miliardi in più da spendere per i pensionandi (mandare gente in pensione) e per i senza reddito (in teoria per formarli e avviarli al lavoro). Bene, una dozzina di miliardi in più, che problema c’è?

C’è il problema che sono miliardi a deficit. E che un deficit al 2,4 per cento del Pil rende praticamente impossibile abbassare anche solo di una frazione minima il debito pubblico italiano che è intorno al 133 per cento del Pil. E che se non abbassi almeno di un soffio il debito, c’è il problema che chi ti presta i soldi per campare (circa un miliardo al giorno) di te si fida meno. Si fida meno di te come pagatore. Pagatore dei suoi debiti. Perché se un grande debitore accresce la quantità e la velocità del far debito…

C’è il problema che chi ti presta i soldi (investitori, risparmiatori, fondi pensioni) se non riduci il debito non si fida tanto e quindi si protegge chiedendoti interessi più alti da pagare sui soldi che ti presta. Si chiama spread, anzi non si chiama spread, lo spread è il cartellino del prezzo. Si chiama ed è la limitata sovranità dei paesi che hanno accumulato troppo debito. Come quando hai ipotecato una casa, è tua, ma è tua fino a un certo punto. Hai voglia a rivendicare la sovranità su casa tua se te la sei impegnata  al banco dei pegni…

C’è il problema che per avere dai mercati i 400 miliardi l’anno circa che le servono per pagare pensioni, sanità, scuole, stipendi…l’Italia spende e paga ogni anno tra i 70 e gli 80 miliardi di interessi sul debito.  Con uno spread tra 100 e 200 punti, questo è il conto. Con lo spread a 300 o 400 punti il conto sale e non di poco. Sale, può salire di una quantità che può andare dai cinque ai quindici miliardi.

Quindi il problema che c’è è che col debito che abbiamo e col deficit al 2,4 per cento che vogliamo fare, una dozzina di miliardi in più il governo li spende a deficit e dai 5 ai 15 può trovarsi a pagarli come interessi sul debito. Dodici meno cinque fa sette, e può essere perfino azzardo che paga. Ma dodici meno dieci fa due e può essere non solo bluff e gioco delle tre carte, può essere pessimo affare se ci aggiungi l’effetto sfiducia sul e nel paese. E dodici meno quindici fa meno tre. Può essere anche disastro.

Ma questa aritmetica Di Maio la chiama tecnocrazia. Notoriamente infatti la rigidità delle tabelline è frutto della voglia delle caste di rendere la vita difficile al popolo. Ed è questa aritmetica che Tria ricorda quando parla di interesse della nazione cui ha prestato giuramento. Semplice, ovvio, banale: se sei pieno di debiti programmare un anno in cui triplichi il deficit può facilmente non essere un buon affare, anche per la gente, anche per il popolo.

Ma ad uno che ha…il programma (?) di abolire la povertà e il terrore di perdere voti come glielo spieghi?