Cosa significano “deficit”, “debito”, “pil” e “agenzie di rating”: il lessico (ormai famigliare) della crisi

Pubblicato il 12 Luglio 2011 19:10 | Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2011 19:48
Borsa mercati rating

foto Ap/Lapresse

ROMA – Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s: i nomi delle tre “parche” della finanza sono ormai noti a tutti e spesso suonano sinistri. Ma da che cosa dipende questa percezione negativa? Le tre sono agenzie di rating (letteralmente di “valutazione”), cioè società private indipendenti che valutano il rischio associato a un titolo o a chi lo emette, sia un ente privato o pubblico, come uno Stato. (Leggi qui gli altri termini del vocabolario della crisi)

Il loro giudizio è sintetizzato nel rating, un punteggio (espresso in lettere e cifre) che rappresenta la capacità dell’emittente di far fronte ai propri impegni e ha un enorme impatto sulle decisioni degli investitori.

Contro il presunto strapotere delle agenzie di rating si sono espressi l’Unione europea e il Financial Stability Board, organismo internazionale con il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale, stanno lavorando ad una riforma per limitare la loro influenza sui mercati.

Nelle mani delle tre parche della finanza è praticamente, almeno per il momento, il destino non solo di banche e imprese, ma anche degli stessi Stati.

A determinare il giudizio delle società di rating su un Paese è anche il rapporto deficit/pil, misura fondamentale del rigore nei conti pubblici di uno Stato. La misura è data dal rapporto tra il saldo tra le entrate (principalmente il prelievo fiscale, cioè le tasse) e le uscite (la spesa pubblica e gli interessi pagati sul debito) di uno Stato e il suo prodotto interno lordo (Pil).

All’origine della manovra triennale in discussione al Parlamento c’è l’impegno assunto in sede europea ad azzerare il rapporto deficit-Pil nel 2014. Per il 2011, invece, l’Unione Europea prevede per l’Italia un rapporto del -4,0% (inferiore alla media dell’Eurozona che è del -4,3%) che convive però con un debito pubblico pregresso pari al 120,3% del Pil e secondo solo a quello della Grecia. I criteri fissati a Maastricht per essere ammessi nell’area euro prevedevano un rapporto deficit/Pil inferiore al 3% e un debito pubblico inferiore al 60% del Pil.

Un altro parametro importante nel misurare la salute finanziaria di un Paese è il pareggio di bilancio, obiettivo anche della manovra italiana, che lo vorrebbe raggiungere entro il 2014. In pratica il rapporto tra il decifit o disavanzo pubblico (cioè l’ammontare della spesa pubblica non coperta dalle entrate, e quindi un risparmio pubblico negativo, al contrario del surplus o avanzo pubblico, che è risparmio pubblico positivo) e il prodotto interno lordo (cioè  il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo e destinati ad usi finali come consumi finali, investimenti, esportazioni nette)  deve essere pari a zero.

Diverso dal deficit è il debito pubblico, che è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese o banche, che hanno sottoscritto obbligazioni (quali, in Italia, Bot e Cct) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale o a coprire l’eventuale deficit pubblico.