Deficit: svalutare l’euro del 20% unica soluzione. Parola di Martin Feldstein

Pubblicato il 15 Novembre 2012 13:54 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2012 13:57
Deficit: secondo Martin Fledstein l’unica è svalutare l’euro

ROMA – E se svalutare del 20% l’euro, agganciandolo ai livelli del dollaro, fosse l’unica soluzione alla crisi da deficit dei paesi latini dell’Eurozona? La pensa così e lo scrive sul Sole 24 Ore del 15 novembre Martin Feldstein, uno dei più autorevoli economisti americani di orientamento liberista. Un economista che crede fermamente nella razionalità dei mercati cui contrappone la volatilità della politica e che quindi è sempre stato molto critico sull’architettura monetaria europea.

Nonostante le incertezze per il futuro dell’euro, le recenti mosse della Bce, l’appoggio tedesco di Angela Merkel e il buon impatto sui mercati azionari delineano prospettive più incoraggianti per la moneta unica.  Certo, gli interessi sui titoli di Stato italiani sono scesi e anche di molto, le riforme di Monti vanno nella giusta direzione ma veri benefici si avranno solo con la ripresa economica.

“Il Fondo monetario internazionale recentemente ha pronosticato per l’Italia un avanzo, corretto in base alla congiuntura, di quasi l’1% del Pil nel 2013. Sfortunatamente, dato che l’Italia il prossimo anno sarà ancora in recessione, il disavanzo reale sarà dell’1,8% del Pil, con un aggravamento del debito pubblico. Ma quando arriverà la ripresa economica il bilancio andrà in attivo”.

La situazione in Spagna invece è meno incoraggiante. Tuttavia, ed è il discorso che qui ci interessa, resterà un problema di sbilanciamento delle partite correnti tra i paesi del sud e per esempio la Germania, anche in una situazione di superamento della congiuntura.

“La Germania in questo momento ha un surplus di circa 215 miliardi di dollari l’anno nel saldo con l’estero, mentre il resto della zona euro ha un deficit di circa 140 miliardi di dollari”.

Il disavanzo attuale nel saldo con l’estero di Italia, Francia e Spagna vale il 2% del Pil. All’uscita del tunnel della recessione i redditi aumenteranno facendo contestualmente le importazioni, di fatto aggravando ulteriormente il disavanzo. Per ridurre questo deficit devono entrare denaro dall’estero. Fossero fuori dall’Eurozona, questi paesi svaluterebbero subito la propria moneta, rimpinguando il tesoretto delle esportazioni e riducendo questo deficit.

Altra conseguenza virtuosa: il cambio favorevole aumenterebbe la domanda di prodotti e merci interne e quindi rafforzerebbe le economie domestiche. “Se l’euro si svalutasse del 20-25%, arrivando vicino alla parità con il dollaro e indebolendosi in egual misura rispetto alle altre valute, il deficit delle partite correnti in Italia, Spagna e Francia si ridurrebbe e l’economia di questi Paesi si rafforzerebbe. Anche le esportazioni tedesche beneficerebbero di un indebolimento dell’euro, rafforzando la domanda economica complessiva in Germania”.

Non succederà. Anzi, uno degli effetti dell’acquisto dei titoli di stato in sofferenza da parte della Bce ha come effetto il rafforzamento dell’euro. Magari è un effetto temporaneo. Altrimenti, vaticina Feldstein, “la prossima grande sfida della Bce sarà trovare un modo per convincere l’euro a scendere”.