Usa. Bush aveva tagliato le tasse ai ricchi, Obama vuole rialzarle: in Congresso sarà battaglia

Pubblicato il 26 luglio 2010 14:52 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2010 16:17

Il Congresso di Washington

Una battaglia senza esclusione di colpi si delinea a Washington su quello che decideranno di fare il Congresso e il presidente Barack Obama riguardo alla fine degli sgravi fiscali approvati dall’ex-presidente George Bush nel 2001 e 2002, una battaglia che avrà sostanziali conseguenze economiche e politiche che potranno influire sulle elezioni di medio-termine di novembre e sulla politica fiscale per anni a venire.

Il presidente Obama e i leader democratici vogliono far scadere, come previsto, gli sgravi fiscali per i ricchi alla fine di quest’anno, ma vorrebbero mantenerli per persone fisiche che guadagnano meno di 200 mila dollari l’anno (155 mila euro) e nuclei familiari con un reddito di 250 mila dollari (193 mila euro), ovvero quel settore della popolazione che i democratici definiscono classe media.

La quasi totalità dei repubblicani, dal canto loro, vorrebbero estendere gli sgravi fiscali per tutti, con il consenso anche di alcuni democratici, in base alla considerazione secondo cui sarebbe imprudente aumentare le tasse per tutti in un momento in cui l’economia resta debole. Se non verrà deciso nulla, tasse sul reddito, dividendi, guadagni in conto capitale salirebbero tutti.

Bush aveva portato dal 39,6 al 35% l’aliquota fiscale sui redditi sopra i 373 mila dollari, dal 36 al 33% per la fascia dai 209 mila ai 373 mila dollari, dal 31 al 28% per chi aveva dichiarato fra i 13 mila e i 209 mila dollari, dal 28 al 25% per i redditi fra i 68 e i 137 mila dollari.

I tagli di Bush che Obama vorrebbe far decadere riguardano il 2% dei contribuenti americani. In più, è nel programma del presidente  di riportare al 45% l’aliquota sui redditi che superano i 3.5 milioni di dollari per le persone fisiche e i 7 milioni per le famiglie.

Oltre alle conseguenze per le finanze famigliari, la battaglia sulle tasse servirà come cartina di tornasole per ancor più importanti battaglie politiche dell’anno, inclusi le dimensioni del ruolo governativo e il modo migliore per gestire la ancora debole ripresa economica.

La battaglia sulle tasse ”avrà enormi ramificazioni per le elezioni di novembre perchè sarà uno degli argomenti principali”, dice il senatore Ron Wyden, democratico dell’Oregon, che aggiunge: ”Questo scontro sarà il nome in codice per le decisioni sul ruolo del governo federale, per il dibattito sulle sue dimensioni e per le priorità del Paese”.

Se una legge sul fisco non viene approvata dal Congresso, tutti i principali sgravi fiscali approvati dalla presidenza Bush si estingueranno: il massimo dell’imposizione fiscale, attualmente il 35 per cento, tornerà ad essere il 39,6 per cento, con analoghi aumenti per fasce di popolazione con reddito inferiore.

Data la confusione che regna al momento sul cosa fare, è possibile che lo scontro politico si protragga fino all’ultimo minuto, o anche che di fronte ad una situazione di stallo tutti gli sgravi fiscali si lascino scadere, un avvenimento che i repubblicani già da adesso definiscono minacciosamente il più grande aumento fiscale nella storia.

Su come andrà a finire nemmeno i più incalliti osservatori ed analisti si vogliono pronunciare. Alcuni progressisti vogliono che Obama mantenga le sue promesse elettorali ed aumenti le tasse dei ricchi, e alla stessa Casa Bianca servirebbe non poco il ritorno dell’imposizione massima a prima del 2001. Alcuni ”falchi” fiscali fanno notare che non far scadere i tagli fiscali appesantirebbe il deficit federale di 2 trilioni in un momento in cui il debito pubblico sta diventando una preoccupazione e un problema politico.

Dal canto loro i repubblicani non smettono di ripetere che se, in effetti, Congresso e amministrazione dovessero tornare alla situazione pre-2001, cioè aumentare le tasse, metterebbero a repentaglio la precaria ripresa economica. Il deputato repubblicano Mike Pence ha promesso una lotta senza quartiere per conservare i tagli di Bush, ed ha fatto intravvedere le dimensioni della lotta contro i democratici dicendo ”I repubblicani in Congresso faranno qualsiasi cosa per opporsi a questo aumento delle tasse”.