Derivati: è guerra tra i Comuni e le banche. In “palio” 36 miliardi

Pubblicato il 14 Febbraio 2011 19:34 | Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2011 19:34

ROMA – “E’ guerra dichiarata tra enti pubblici e banche”: lo scrive oggi su Repubblica Adriano Bonafede. Il riferimento è alla determinazione degli enti di recuperare quanto più possibile dei derivati che gli istituti di credito avevano venduto loro negli anni scorsi con la promessa di un risparmio sui mutui. Quella promessa spesso non è stata mantenuta, con i conseguenti ricorsi e cause, al momento 77.

“Il valore dell’esposizione in derivati degli enti locali è invece pari, secondo il ministero dell’Economia, a 36 miliardi di euro, ripartiti tra oltre 600 enti. Il crescendo delle cause ha fatto preoccupare l’Abi, che a dicembre ha scritto al governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, e al presidente della Consob. E che sta minando alla base il rapporto di fiducia tra enti locali e banche”.

Tutto era iniziato a Milano, dove quattro grandi banche internazionali – Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa – sono finite sul banco degli accusati e rinviate a giudizio. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva quindi sospeso nel 2008 l’uso dei derivati negli enti locali, in attesa di una normativa che però non è mai arrivata.

E’ arrivata invece un’indagine della sesta commissione al Senato, guidata da Mario Baldassarri, da cui uscì un giudizio non troppo negativo sull’esperienza dei derivati nei Comuni.

Quello che però è successo dopo è che molti Comuni e ed enti locali, “stuzzicati da alcuni “consulenti finanziari indipendenti”, che pare se ne vadano volentieri in giro a fare calcoli su quanto gli enti locali potrebbero aver perso, hanno convinto molti sindaci, presidenti di provincia o di regione a mettere in piedi una causa”.

“Gli istituti di credito – tra ci sono molti pezzi grossi della finanza internazionale, da Merrill Lynch a Jp Morgan, da Deutsche Bank a BnpParibas – sono spazientiti. Anche perché non sembrano venir messi in discussione eventuali comportamenti illeciti che non possono essere esclusi e che devono essere ricercati e puniti, ma la stessa formula e lo stesso funzionamento tipico di un derivato”.

“In mancanza di un intervento normativo, che spetterebbe soprattutto al Tesoro, gli enti locali sono sempre più tentati dalla soluzione-contenzioso, dalla quale sperano comunque di ricavare qualcosa. A spingere per le cause è un nugolo di consulenti finanziari indipendenti (figura prevista dalla Mifid ma ancora non completamente regolamentata e vigilata) che entrano negli enti locali e fanno i conti delle “perdite” subite. Tra questi consulenti, i nomi che appaiono di più sui giornali sono quelli di Martingale Risk, Consultique, Ifa Consulting, Brady, Finance Active”.

“Ma molti enti locali – pensano fonti bancarie – non fanno i conti con il rischio di perdere le cause, e ciò si ritorcerebbe sulle stesse casse di comuni, regioni e province. Con il paradossale risultato che, per risparmiare qualcosa sul costo dei mutui, andrebbero a ingrossare il loro già significativo debito”.