Enti locali e derivati: tana libera tutti?

Pubblicato il 1 Giugno 2011 9:45 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2011 11:48

ROMA – Come si potrebbe fare per liberare comuni, province e regioni italiane dalla “morsa” dei derivati? Semplicemente annullandoli. Quello che sembra un sogno fantascentifico potrebbe diventare realtà. Il Comune di Pisa, infatti, ha fatto così: per liberarsi da questa “spada di Damocle”, ha annullato d’ufficio tutti gli atti amministrativi e le delibere con cui aveva deciso di stipulare i contratti derivati con Dexia Crediop e Depfa, puntando di fatto sull’annullamento anche dei derivati stessi. Ora il Consiglio di Stato deciderà, a breve, se dare ragione a Pisa o alle banche. E nella prima ipotesi il fatto potrebbe aprire un caso: tutti gli altri enti locali potrebbero seguire le orme di Pisa e annullare i derivati per “autotutela”. Una mossa da cui dipende il futuro degli Enti locali italiani che hanno in bilancio derivati per un valore nazionale di 33 miliardi di euro. Quanto una manovra finanziaria.

Andiamo con ordine. Prima di tutto è necessario ricordare che i derivati sono degli strumenti finanziari il cui valore è “derivato”, cioè legato e dipendente da altri beni: come possono essere le azioni, altri beni, indici, valute, tassi o obbligazioni. Sono come delle scommesse: si “punta” sulla crescita di un determinato bene o valore e si stipula su questa scommessa un contratto con una banca. Si dice alla banca: se il bene (o valore) cresce, tu mi dai dei soldi; se decresce i soldi te li do io. Moltissimi enti locali italiani in questi ultimi anni hanno stipulato contratti derivati con diverse banche, in particolar modo straniere. Lo hanno fatto soprattutto per rimpolpare le proprie casse e trovare soldi per far fronte alle varie esigenze di bilancio. Ora però si trovano in difficoltà perché i valori su cui hanno “scommesso” sono in perdita. E puntano quindi ad “autotutelarsi” annullando di fatto le ordinanze con cui hanno stipulato questi contratti.