Derivati, la Procura di Roma apre un’inchiesta. Governo: No buco da 8 mld

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Giugno 2013 6:45 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2013 0:02
Titoli derivati, aperta inchiesta dalla Procura di Roma

Titoli derivati, aperta inchiesta dalla Procura di Roma

ROMA –  La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per il gioco sui titoli derivati compiuto dal governo negli anni ’90 per entrare nell’euro. Operazione, secondo quanto scrive il Financial Times, dal valore di 31,7 miliardi che ora rischia di causare un buco alle finanze pubbliche da 8 miliardi. I derivati, accesi negli anni ’90, sono stati infatti rinegoziati nel 2012 periodo apice della crisi dell’Euro.  Secca la smentita del Governo che per bocca del ministro Fabrizio Saccomanni nega che esista un rischio di perdite. 

Il fascicolo della procura di Roma al momento è senza indagati e ipotesi di reato. Per ora, insomma, si tratta di una semplice indagine conoscitiva. L’indagine, che sarà coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi,  ha un duplice scopo: verificare e capire la collocazione di questi derivati e rilevare i riflessi che questo tipo di notizie possono avere sui mercati, sui titolo in borsa e sullo spread.

Al momento il fascicolo è composto da articoli di stampa. L’attività istruttoria, svolta in stretta collaborazione con la Corte dei Conti, verrà affidata al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, che ha già effettuato acquisizioni presso il ministero del Tesoro, e al nucleo speciale di polizia valutaria sempre delle Fiamme Gialle.

A scrivere nel dettaglio dell’operazione derivati sono stati soprattutto Financial Times e Repubblica. I due quotidiani ipotizzano un buco da 8 miliardi. Ma con tutta probabilità si tratta di conti solo parziali e la fonte citata dai giornali, un rapporto del Tesoro, appare incompleta.

Non è in ogni caso la prima volta Non è la prima volta che si parla di come i conti italiani furono aggiustati, per entrare nell’euro: bisognava fare sparire 5 punti di Pil per scendere dal 7,7 al 2,7 del deficit previsto dal trattato di Maastricht e non era certo possibile recuperare la cifra dai costi dello Stato, più facile ricorrere a operazioni finanziarie magari a rischio ma tali da non fare perdere all’Italia l’appuntamento con il treno dell’Europa.

Purtroppo è mancata la crescita su cui confidavano i Governi che si sono succeduti da allora, Prodi, D’Alema e Berlusconi, per ottenere le risorse fiscali che avrebbero aiutato a pagare i debiti: ed eccoci qua. Della grande operazione di tarocco dei conti pubblici si parlò già, nel 2010 e poi nel 2011, quando il New York Timesprima e il Wall Street Journal dopo rivelarono il contributo dato dalle banche americane JPMorgan e Gokdman Sachs all’occultamento del disavanzo. Venne citato uno studio, pubblicato all’estero, dall’economista italiano Gustavo Piga.