Diamanti (non) per sempre: in Namibia stanno per finire. E De Beers li prende dai fondali oceanici

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2018 6:13 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2018 1:51
I diamanti in Namibia stanno per finire

Una miniera di diamanti

WINDHOEK – I diamanti non sono per sempre: nel sottosuolo della Namibia, da decenni sfruttato dal colosso De Beers, stanno per finire. Fra quindici anni saranno esauriti, ha avvertito la stessa azienda mineraria, venduta dalla famiglia sudafricana Oppenheimer al colosso Anglo American. E così si punta a scavare non più sotto terra, ma sotto il mare.

Più precisamente, i nuovi scavi avverranno nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste della Namibia, a 150 metri di profondità, spiega Lorenzo Simoncelli su La Stampa. 

“I diamanti marittimi sono il nostro futuro”, ha detto Paulus Shituna, direttore commerciale della Namdeb, società divisa al 50% tra la De Beers ed il governo namibiano ed attiva nell’estrazione dei diamanti. Secondo la Namdeb, in futuro il 95% dei diamanti immessi sul mercato verranno dal fondo degli oceani africani e grazie alla qualità superiore i prezzi saranno anche più elevati: il prezzo dovrebbe passare, secondo le stime, da 187 a 528 dollari a carato.

 

In gioco, insomma, ci sono moltissimi soldi. Solo l’anno scorso le società minerarie che estraevano dai fondali marini hanno fatturato oltre 600 milioni di dollari. Tra chi ha investito in questo settore c’è anche l’ex premier britannico David Cameron.

Scrive Simoncelli:

I picchi del 2006 in cui si sono estratti in tutto il mondo 177 milioni di carati sono lontani. Da anni la produzione si assesta intorno ai 144 milioni con trend negativo. È in questo panorama che la De Beers ha deciso di realizzare una flotta di navi capaci di sfruttare la nuova frontiera dell’industria mineraria. Costate 157 milioni di dollari l’una, lunghe più di 170 metri e con un personale a bordo di 80-100 persone, sono dotate di un trattore che viene immerso a 150 metri sotto il livello dell’oceano Atlantico e con bracci lunghi 20 metri iniziano ad estrarre il materiale roccioso. Un’enorme manica di gomma fa emergere in superficie 60 tonnellate di sedimenti all’ora. I detriti vengono setacciati sulla nave per separare il materiale non prezioso, rigettato in mare. Il primo processo di pulizia è a bordo, con estreme misure di sicurezza poi i diamanti vengono trasportarti via elicottero dalla nave fino a Windhoek, la capitale.

Non mancano le critiche da parte degli ambientalisti, secondo cui questa pratica nuove ai fondali oceanici africani e ai pesci che abitano quei mari.

“È inutile nascondere che l’attività ha un impatto ambientale – ha detto Jan Nel, a capo delle operazioni di Debmarine, il braccio operativo della DeBeers nell’estrazione dei diamanti marittimi in Namibia –, la zona di perforazione è circoscritta a 200 metri di distanza dallo scavo, l’impatto è ridotto e meritevole se si pensa al numero di posti di lavoro creati e ai guadagni per un Paese che rimane il terzo al mondo per disuguaglianza”.

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