Diritto d’autore: con lo streaming nessuno registra più, ma il balzello alla Siae resta. E i device costano di più

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Luglio 2020 13:54 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2020 13:58
Diritto d'autore, adeguato equo compenso Siae

Diritto d’autore (nella foto Ansa la sede della Siae)

Il ministro Franceschini ha adeguato gli importi dovuti alla Siae (la società degli autori) come equo compenso per le copie private.

Parliamo di diritto d’autore.

Diritto d’autore e equo compenso

L’equo compenso funziona, dal lontano 1992, come parziale indennizzo per le mancate vendite dei dischi dovute alla diffusione di radio, cassette e cd.

Quindi è stato applicato anche ai vari dispositivi e device, dalla smart tv allo smartphone. 

Peccato che, sostengono da Confindustria digitale, con lo streaming nessuno fa più copie private: resta una specie di accisa che concorre ad aumentare il prezzo finale al consumatore

“La copia privata non esiste più, resa obsoleta dallo streaming che è diventato di gran lunga la modalità prevalente con cui gli italiani usufruiscono legalmente di contenuti digitali.

Eppure continua a comparire sotto forma di una tassazione soggetta ad aumenti periodici.

E che grava su Pc, smartphone e tablet ed è stata estesa nel tempo a decoder, Smart Tv e per ultimo ai device indossabili (fit trackers e orologi smart)”.

Il ministro Franceschini lo scorso venerdì ha diffuso l’allegato tecnico del decreto che sarà pubblicato a breve, con cui stabilisce i nuovi balzelli per tutti i device elettronici.

Con in più la novità dell’introduzione della nuova categoria di strumenti, quali smartwatch e gli activity tracker, a patto che siano dotati di capacità di riprodurre audio o video.

Tutti gli aumenti dai tablet agli smartwatch

“Il nuovo decreto – sottolineano Confindustria digitale e Anitec-Assinform – dispone aumenti sugli smartphone e tablet che arrivano fino ad un compenso di 6,30 euro dai 64 GB ai 128 GB e di 6,90 euro dai 128 GB in su.

Incrementando così il gettito su smartphone del 17% e sui tablet quasi del 30%.

Confermato il compenso su tutte le TV dotate di funzione PVR pari a 4,00 euro e l’introduzione di una tariffa sui decoder aventi la medesima funzione.

Considerando che questi apparecchi hanno solo la possibilità di registrare e non memorizzare, si tratta in realtà di una doppia imposizione.

Wearables (fit trackers e orologi “smart” con capacità di registrazione) STB e memorie interne dei Pc, aumenteranno il gettito complessivo.

Che deriva dal compenso per la cosiddetta copia privata, che non è più utilizzata da nessun consumatore che fruisca oggi di contenuti digitali”. (fonte Ansa)