Disoccupati: il gap tra cuore, “tedesco” e periferia, Spagna, Italia, Grecia

Pubblicato il 4 Giugno 2012 14:19 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2012 14:20

Fonte Eurostat, tratta dal Wall Street Journal

ROMA –  Osservando le statistiche sulla disoccupazione europea, salta agli occhi la scrematura di Eurostat che divide le “core countries” (il nocciolo duro, le nazioni importanti a seconda del punto di vista) Germania, Francia, Belgio, Olanda, Austria e le “peripheral countries” (la serie B europea?) come l’Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, la Grecia. Peripheral è un po’ meno di Piigs(acronimo politicamente scorretto, sarebbe “maiali”) ma insomma siamo lì. Il fatto è che le statistiche si incaricano di certificare la frattura, la doppia velocità in termini occupazionali.

La disoccupazione nel blocco dei 17 ha raggiunto i 17, 4 milioni in aprile, 110 mila senza lavoro in più di marzo e 1,8 milioni in più rispetto all’anno precedente. 11% è la percentuale complessiva. L’andamento delle curve della disoccupazione segnala l’enorme gap tra “core” e “peripheral”. I primi si distinguono per un andamento quasi piatto, senza impennate dal 2009 ad oggi. La Francia va peggio della Germania, per dire, ma mantiene un andamento piuttosto costante, con una leggera curvatura verso l’alto in concomitanza dell’ultimo anno di crisi finanziaria. Il discorso cambia quando osserviamo l’andamento, per esempio della Spagna, con iìun incremento degli inoccupati dal 15% al 24,3% in tre anni.