Disoccupazione giovanile a fine 2011 al 32,6%: record dal 1992

Pubblicato il 2 Aprile 2012 11:08 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2012 12:05

ROMA – Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni sale al 32,6% nel quarto trimestre del 2011. E’ il tasso piu’ alto dal quarto trimestre del 1992, ovvero dall’inizio delle serie storiche. Lo rileva l’Istat.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a febbraio e’ al 31,9%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a gennaio e di 4,1 punti su base annua. Lo rileva l’Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie, aggiungendo che e’ il tasso piu’ alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili).

Il tasso di disoccupazione nel quarto trimestre del 2011 risulta pari al 9,6%. Lo rileva l’Istat in base a dati non destagionalizzati. Si tratta del tasso piu’ alto dal quarto trimestre del 1999.

Il numero dei disoccupati a febbraio e’ di 2,354 milioni.  Si tratta del numero piu’ alto dall’inizio delle serie storiche mensili, ovvero da gennaio del 2004. Se si fa riferimento alle serie trimestrali diventa il piu’ alto dal terzo trimestre del 2000. Nella media del 2011 il tasso di disoccupazione si e’ attestato all’8,4%, restando invariato rispetto a un anno prima.

A febbraio tra le donne il numero di occupate scende di 44 mila unita’ rispetto a gennaio, quindi in un solo mese. Lo rileva l’Istat in base a dati provvisori e destagionalizzati, aggiungendo che nel complesso si contano a febbraio, su base mensile, 29 mila occupati in meno. Infatti, il calo riguarda solo la componente femminile.  Nel quarto trimestre del 2011 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni tocca un picco del 49,2% per le giovani donne del Mezzogiorno.

L’aumento dell’occupazione italiana piu’ adulta (+164.000 unita’, nella classe con almeno 55 anni), soprattutto di quella a tempo indeterminato, si contrappone al persistente calo su base annua di quella piu’ giovane (-253.000 unita’, fino a 34 anni). Lo rileva l’Istat, nel quarto trimestre 2011, spiegando che la permanenza sul posto di lavoro di chi ha 55 anni o piu’ e’ dovuta sia al progressivo invecchiamento della popolazione sia all’inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione.