Donne d’Impresa: Laura Petracchi Meli, la Signora dei cavalli: parità di genere, ma per il merito

di Orietta Malvisi Moretti
Pubblicato il 27 Febbraio 2022 - 21:19| Aggiornato il 6 Marzo 2022
Donne d’Impresa: Laura Petracchi Meli, la Signora dei cavalli: parità di genere, ma per il merito

Donne d’Impresa: Laura Petracchi Meli, la Signora dei cavalli: parità di genere, ma per il merito

Donne d’Impresa: Laura Petracchi Meli, la Signora dei cavalli (Allevamento Fonte degli Angeli).

Una cancellata che si apre sul viale dei pini marittimi. 90 box, 30 paddocks, clinica veterinaria, pista da 800 metri e da un chilometro. È il regno di Laura Petracchi  nella Valdinievole in Toscana.

Più che la presidente dell’allevamento Fonte degli Angeli, Laura Petracchi è la vera mamma dei cavalli. L’allevamento di puledri da corsa con un campo per prove ad ostacoli  è la vera scuola per cavalli da concorso e rappresenta un angolo di paradiso realizzato in più di 35 anni di passione con quella ricerca “del meglio” che non finirà mai. Perché Laura Petracchi è così.  Le chiediamo:

Com’è iniziata la passione per i cavalli lei che non è mai salita su un cavallo per paura di cadere?

Questa mia passione non l’ho scelta, l’ho ereditata. Sono cresciuta in una famiglia milanese di grossi impresari edili (mio zio ha costruito il primo grattacielo di Milano), famiglia con l’hobby dei cavalli da corsa. Fino da piccola ho frequentato gli Ippodromi di tutta Italia seguendo soprattutto le gesta di un campione di trotto che si chiamava Giusto.

Quando questo cavallo finì la carriera delle corse mio zio creò per la sua attività stalloniera un centro in Toscana vicino a Montecatini, l’Allevamento Fonte degli Angeli, appunto, quello che tuttora io gestisco.

Erano i primi anni ‘60, io ero una bambina e l’allevamento un semplice, anche se impegnativo, svago. La svolta avvenne quando nel ‘66 all’ippodromo di Firenze conobbi il mio futuro marito, anche lui impresario edile e soprattutto anche lui innamorato dei cavalli. Ci siamo sposati tre anni dopo (io avevo 18 anni) e mio zio decise di lasciare a noi la gestione di questo complicato “balocco”. Da quel momento le cose cambiarono e da luogo di semplice divertimento l’Azienda Agricola Fonte degli Angeli diventò una vera e propria impresa a tutti gli effetti.

Sì,  è davvero strano, che pur vivendo tra i cavalli io non abbia mai desiderato cavalcare. A mia difesa, va detto, che i miei sono “da trotto”, quelli per intendersi, che gareggiano trainando una specie di carrozzino, carrozzino che si chiama “sulky”. Poi, in effetti  poi sono sempre stata paurosa e i cavalli sono così … alti!

Un tempo teatro di moda, jet-society, con sfoggio di signore con preziose toilettes: com’è cambiato il mondo delle corse, oggi all’ippodromo?

È cambiato tantissimo. Le corse dei cavalli sono nate come uno sport da “ricchi” dove era assolutamente impensabile “fare impresa”, era un divertimento e basta. Era riservato alla nobiltà: per intendersi la prima corsa in Italia fu ideata a Firenze nel 1837 dal principe Demidoff. Poi nel tempo le cose sono cambiate, ai nobili si sono avvicendati industriali, attori, politici, però ancora essenzialmente per svago. Negli anni ‘80 il montepremi (cioè le vincite al traguardo) era talmente alto che si cominciò a capire che gestendo bene la parte allevatoria e di scuderia si poteva fare da un hobby una vera e propria attività. Mio marito ed io in quel periodo abbiamo iniziato ad investire in strutture più moderne, abbiamo ingaggiato allenatori stranieri e personale qualificato, costruito una piccola clinica veterinaria ,insomma ci abbiamo creduto. Come noi, altri appassionati in tutta Italia hanno migliorato la loro produzione(di cavalli) e migliorato le strutture, portando l’Italia ad essere un Paese “faro” nel panorama ippico mondiale: così facendo però, abbiamo perso quel fascino raffinato che l’ippica aveva.

Ha paragonato i cavalli agli uomini: generosi, simpatici, scontrosi, bizzosi o affettuosi. Più che un business, i cavalli per lei sono come dei figli: ma oggi, sono davvero ancora un vero business, chiediamo?

Da un punto di vista allevatorio, se fatto bene, sicuramente sì, come gestione scuderia la faccenda è più complicata. Infatti, in questo caso assolutamente subentrare la passione.

Se lei non avesse fatto l’allevatrice, quale sarebbe stato il  tuo altro interesse?

Mi piaceva molto scrivere ,avrei fatto volentieri la giornalista ma mi sono sposata così presto che non ci ho neppure provato. E poi …non ridete, avrei fatto volentieri la cantante di liscio!!!

Quale sarà il futuro dell’allevamento Fonte degli Angeli quando non ci sarà più lei a portare le caramelle di menta ai cavalli che la aspettano fiduciosi nei box?

Il futuro dell’allevamento senza di me: è una domanda spinosa. Sinceramente non lo so, mio figlio oltre all’impresa edile di famiglia si occupa dell’Ippodromo del Visarno e non ha molto tempo da dedicare all’allevamento… ho però un nipote al quale spero di far comprendere quanto questa attività così a contatto della natura possa gratificare e riempire la vita. Tante le emozioni. Per esempio quel giorno che mio marito ha venduto uno dei miei cavalli preferiti, il mio saluto per lui è stata questa breve poesia: “Caramelle di menta per un amico che parte … per far finta che sia un arrivederci e invece è un addio. E lo so io che leggo nei cuori della gente e non importa niente che sia stato fedele e generoso, ormai eroso dal tempo è il suo coraggio, polveroso è il suo manto ed il mio pianto si asciuga sul suo muso intelligente. Caramelle di menta ad un amico che parte, senza bagaglio e senza domande. Caramelle di menta ma tante, tante per addolcire per sempre il suo viaggio”.

Cosa ne pensa della parità di genere?

Sono assolutamente per la parità ma legata alla meritocrazia. Nel nostro ambiente il femminile è molto presente e senza discriminazioni.