Dpcm e matrimoni: idea indennizzo per gli sposi che hanno già dato l’anticipo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Ottobre 2020 8:45 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2020 8:45
Festa privata ai tempi del Coronavirus: il fuggi fuggi alla prima comunione, le nozze divise in tre

Festa ai tempi del Coronavirus: il fuggi fuggi alla prima comunione, le nozze divise in tre (Foto d’archivio Ansa)

Un indennizzo per gli sposi costretti a tagliare gli invitati al matrimonio per effetti del nuovo Dpcm Coronavirus.

Ciambella di salvataggio per i matrimoni non ancora celebrati e già a rischio naufragio per effetto del nuovo Dpcm sul Coronavirus. Si tratta probabilmente di qualche migliaio di cerimonie, dati Istat alla mano. Il Dpcm ha infetti messo al bando i ricevimenti post cerimonia con più di 30 invitati, per tentare di arginare l’espandersi del Covid.

Dpcm e matrimoni: l’idea dell’indennizzo agli sposi

Ci hanno pensato i governatori delle Regioni – ha informato il ligure Giovanni Toti in diretta su Fb – a chiedere al governo un tavolo urgente per risarcire i promessi sposi. Risarcirli delle spese che hanno già affrontato, come il versamento di caparre per il catering. Senza dimenticare le costose prove trucco e acconciatura, gli addobbi floreali, tutte cose, come le bomboniere, deperibili e non riciclabili.

E c’è anche la volontà di indennizzare le imprese del settore per i guadagni sfumati (ad esempio le aziende di confetti e bomboniere). Si tratta di un settore già stravolto dal lockdown dei mesi scorsi. Cioè circa 50mila imprese e partite Iva che danno lavoro più o meno a 300mila dipendenti, stabili e stagionali.

“I matrimoni sono feste che si organizzano con grande anticipo, – ha osservato Toti – dev’esserci una clausola di salvaguardia che consenta sia alle persone di recuperare i soldi che hanno anticipato, sia ai locali e ai musicisti di avere un risarcimento, su questo abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo urgentissimo con il Governo”.

I dati statistici sui matrimoni

In base alle ultime rilevazioni statistiche su quanto ci si sposa nei diversi mesi, risulta che nel 2018, anno che ha totalizzato circa 195mila unioni coniugali, si sono celebrati 15.223 matrimoni ad ottobre. La maggior parte dei quali – dicono gli esperti – nella prima metà del mese, mentre a novembre (che insieme a gennaio è il periodo meno scelto) si sono contate 4.210 cerimonie.

Su questi numeri si possono fare dei calcoli previsionali, e si arriva a qualche migliaio di matrimoni a rischio rinvio. Anche le date sono importanti, i nubendi sono scaramantici.

Date e scaramanzia

Se sabato è il giorno preferito per le nozze, in quanti avranno scelto il prossimo che cade il 17? Anche l’ultimo sabato di ottobre, il 31, non saranno molti i matrimoni falcidiati perchè è vicino alla festa dei santi e dei morti, da evitare per sposarsi.

Ma su tutto aleggia la grande incognita dei matrimoni rimandati e riprogrammati, come quello di Elettra Lamborghini e AfroJack celebrato il 26 settembre. Quante coppie di ‘mancati sposi’ si sono date una seconda chance proprio tra ottobre e novembre? Anche sul numero degli invitati molti governatori, e non solo loro, hanno avuto da ridire.

“Il limite di trenta partecipanti alle feste ha lasciato perplesse gran parte delle Regioni”, in primo luogo – ha spiegato Toti – perchè “non tiene conto dell’ampiezza dei locali”, e poi non è piaciuta la distinzione tra celebrazioni di tipo civile o religioso con “una profonda iniquità perché ognuno festeggia quello che gli pare”. Insomma, ragiona Toti, se si possono invitare 30 persone per un matrimonio perchè non si può fare lo stesso per un compleanno?

Le richieste dei cuochi

Anche i cuochi chiedono più elasticità. “Siamo consapevoli delle gravi criticità che si stanno delineando – ha dichiarato Rocco Pozzulo, presidente della Federazione Italiana Cuochi – ma facciamo un appello al Governo affinché fissi le restrizioni in base alla capienza effettiva dei locali e non imponendo un numero massimo che limita indistintamente tutte gli esercizi”.

Ma Palazzo Chigi appare inflessibile. “Nei locali pubblici- ha ribadito il premier Giuseppe Conte – non saranno più consentite feste a meno che non siano connesse a cerimonie come matrimoni o battesimi e anche in questi casi con il limite di trenta partecipanti”. (Fonte Ansa)