Draghi alla Bce, c’è “l’ostacolo” Bini Smaghi: serve una poltrona per fargli lasciare il direttivo

Pubblicato il 18 maggio 2011 11:05 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2011 11:05

Lorenzo Bini Smaghi (foto LaPresse)

MILANO – L’ultimo ostacolo che separa Mario Draghi dalla presidenza della Banca Centrale Europeo, si chiama Lorenzo Bini Smaghi. E non perché il banchiere italiano, attuale membro del direttivo della Bce, sia in qualche modo contrario alla nomina di Draghi. E’, spiega Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano, un problema di “affollamento”, di troppi italiani alla Bce che poco piacerebbe in particolare ai francesi.

Così, mentre Draghi brucia le tappe che devono portarlo a sostituire  Jean Claude Trichet (martedì 17 maggio è arrivato un altro via libera, quello dell’Ecofin) i francesi affidano al ministro delle Finanze Christine Lagarde il compito di sollevare il problema Bini Smaghi: “E’ logico che uno dei due italiani che siedono nel board della Bce, evidentemente non il presidente appena designato, lasci elegantemente”. Messaggio chiarissimo col sottinteso, spiega Feltri, “per lasciare spazio a un francese, visto che Trichet è francese e un paese periferico come l’Italia non può certo pensare di avere due quinti del consiglio della Bce”.

C’è, però, un “piccolo” problema: Bini Smaghi a farsi da parte senza niente in mano sembra non pensarci nemmeno anche perché lo statuto della Bce non prevede sostituzione per motivi di spoil system: “Il mio mandato scade nel 2013” ripete il banchiere. Per il Fatto vuol semplicemente dire che Bini Smaghi è in attesa di promozione presso altro ente, magari proprio quella Bankitalia che Draghi sta per lasciare libera. Neppure qua, però, la situazione è così facile. Alla guida dell’istituto bancario nazionale, infatti, spiega Feltri, ambiscono in due: il direttore generale Fabrizio Saccomanni (numero due di Draghi) e il vicedirettore generale Ignazio Visco. Due che avrebbero il curriculum per sostituire Draghi.

Una soluzione di compromesso, ipotizza il Fatto, sarebbe quella con Saccomanni governatore e Bini Smaghi direttore generale. Così, però, resterebbe fuori quel Vittorio Grilli, uomo vicino a Tremonti che il ministro avrebbe voluto piazzare proprio a Bankitalia. Scenario complesso, ammette Feltri: con un altro tremontiano doc, Giuseppe Vegas, già alla Consob, pensare a Grilli in Bankitalia significherebbe avere due istituzioni importanti troppo “subalterne” al governo. La partita delle poltrone, insomma, è tutt’altro che chiusa. E i francesi scalpitano.

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