Ecofin: non passa la ricetta tedesca in 9 punti, slitta il piano “salva-eurozona”

Pubblicato il 21 maggio 2010 20:06 | Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2010 20:10

Angela Merkel

Niente di stringente per ora, sembra rimandato l’accordo che doveva salvare l’euro e rivoluzionare l’Europa. Prossima riunione dell’Ecofin il 7 giugno. Dietro la parola “governance comune”, invocata finora soprattutto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, c’è proprio questo: un’Europa che non è più un’entità politica astratta, ma un corpo con una testa unica, con un governo comune in materia economica, con una capacità di intervento mai avuta prima, in cui i conti degli Stati sono controllati a Bruxelles prima ancora che a Roma, Parigi o Berlino.

Certo, non è gratis tutto questo. Al vertice Ecofin che si è concluso nel pomeriggio il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble aveva con sè un appunto: una ricetta in 9 punti per arrivare in breve al nuovo progetto di Europa. Una “dieta” ferrea, però, che sembra fatta apposta per spaventare le economie più deboli: quelle che molto facilmente potranno incappare nelle temute sanzioni.

I 9 punti prevedono il controllo obbligatorio, magari da parte della Bce, delle manovre di finanza pubblica dei singoli Paesi. Se poi questi, che comunque avranno sempre un margine di libertà nel gestire i conti, non li faranno quadrare a dovere, ecco le sanzioni: niente fondi strutturali a chi non rispetta il patto di stabilità in materia di riduzione del deficit. I finanziamenti da Bruxelles arriveranno, poi, solo a chi dimostra di avere politiche di finanza pubblica solide. In caso contrario, se qualcun altro dovesse ritrovarsi nelle condizioni della Grecia, il rischio è la sospensione per un anno del diritto di voto nel Consiglio europeo, mentre come “ultima ratio” ci sarebbe la procedura di insolvenza ‘ordinata’. Regole ferree, insomma, che spaventeranno soprattutto l’Italia che, quanto a deficit e debito pubblico, rischierebbe da subito di incappare in una delle pesanti sanzioni minacciate.

Ma se la ricetta non dovesse passare sarebbe un segno di ulteriore e allarmante debolezza dell’area euro: la dimostrazione lampante che i 27 non sono in grado di essere davvero uniti dove e quando conta, con prevedibili conseguenze disastrose sull’andamento delle Borse e sulla moneta unica. Solo due giorni la decisione unilaterale della Germania di vietare le vendite allo scoperto sul debito sovrano aveva fatto innervosire la Francia e il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker. Ora la tensione sembra rientrata e tutti i ministri delle Finanze  invocano “una strada unica”, come ripetono tutti i titolari delle finanze dopo la task-force, dalla francese Christine Lagarde, al tedesco Wolfgang Schauble, fino al nostro Giulio Tremonti.

Prossima tappa per i 27 ministri delle Finanze è per il 7 giugno a Lussemburgo, per arrivare ad un accordo condiviso entro ottobre. Il summit di oggi non è stato risolutivo. Il presidente dell’Unione Herman Van Rompuy ha detto che “l’idea” per una gestione comune a livello europeo di parte dei debiti nazionali non è stata oggetto di “profonda discussione”. Solo un accenno, ma nessuna decisione.