Banche, se falliscono ecco chi paga: dagli azionisti ai conti oltre 100 mila €

Pubblicato il 27 Giugno 2013 12:40 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2013 12:59
Ecofin. Banche, sì al "fallimento ordinato", lo Stato non paga più

Ecofin. Banche, sì al “fallimento ordinato”, lo Stato non paga più

BRUXELLES – Banche, se falliscono ecco chi paga: dagli azionisti ai conti oltre 100 mila €A pagare per le banche che falliscono non saranno più gli stati, che si occupano di tutelare solo i depositi fino a centomila euro: la responsabilità passa ora, in quest’ordine, agli azionisti, agli obbligazionisti, ai depositanti di grandi imprese, ai depositi sopra i 100 mila euro. E’ un passo importante per giungere all’unione bancaria, dopo l’accordo sulla vigilanza unica affidata alla Bce (per le banche sistemiche con asset superiori ai 30 miliardi), dopo che all’Esm, il fondo salva stati, è stato conferito il mandato a ricapitalizzare direttamente le banche.

Ci sono volute due notti di negoziati ma alla fine i ministri delle finanze della Ue hanno raggiunto un accordo (dopo lo stop di tre giorni fa) sul meccanismo di “fallimento ordinato” delle banche che consente di evitare che a pagare per le banche in difficoltà siano gli Stati, spesso rischiando il collasso come nel caso di Cipro.

“E’ un buon compromesso nella direzione dell’unione bancaria, contribuisce a spezzare il circolo vizioso tra rischio sovrano e rischio bancario”, ha commentato su twitter il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni al termine dell’Ecofin. L’accordo “aumenta la stabilità finanziaria in Europa”, ha detto il collega francese Pierre Moscovici. Il ministro Saccomanni spiega come il meccanismo definito oggi sia “un sistema di tutela dei risparmiatori che combina un quadro armonizzato con flessibilità necessaria a tener conto di specificità nazionali”.

In pratica si è trovato un compromesso tra chi come Francia e Gran Bretagna volevano più flessibilità, cioè la possibilità di scegliere da soli a chi far pagare il conto delle banche che falliscono, e quelli come la Germania che invece volevano regole uguali per tutti. Secondo il ministro irlandese Micheal Noonan, l’accordo”‘ci porta dal ‘bailout’ al ‘bail-in'”, ovvero dal salvataggio da parte degli Stati alla suddivisione delle perdite all’interno della banca stessa, “tutelando così i contribuenti”.

In base al meccanismo definito, quando una banca fallisce, a rimetterci saranno in prima battuta gli azionisti, poi gli obbligazionisti meno assicurati, e infine i depositi, fatti salvi quelli sotto i centomila euro che sono garantiti da una direttiva europea. Soddisfatto anche il commissario Ue al mercato interno Michel Barnier, autore della direttiva originale, che ora vuole anche il via libera del Parlamento Ue entro l’anno.