Sommerso italiano. Vale un quinto del Pil: più evasione, meno conflitti sociali

Pubblicato il 21 agosto 2012 14:50 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2012 14:55
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Fonte Stratfor

ROMA – Chiamiamola economia informale o sommersa, un quinto dl prodotto interno lordo italiano sfugge a ogni controllo, nasconde una montagna di evasione fiscale che come in uno “stato di guerra” non dichiarata (Mario Monti) rischia di vanificare gli sforzi di risanamento pregiudicando il risanamento dei conti. Se questo è più o meno risaputo, sebbene le cifre, fisiologicamente, non possono essere esatte, questa forma illegale di produzione di ricchezza agisce da stabilizzatore sociale, contribuisce cioè a tenere sotto controllo i conflitti.

Le conclusioni del think tank, del centro studi americano Stratfor, contenute nel rapporto “Informal Economy” illuminano contemporaneamente le due facce di una stessa controversa medaglia. Non è vero, ad esempio, che il sommerso sia localizzato solo al sud. L’infografica mostra come sia distribuito in precisi distretti regionali sparsi in tutta la penisola. Stratfor distingue tre settori fondamentali. L’economia informale legata alle imprese è concentrata in particolare tra Lombardia, Veneto e Piemonte, profondo nord, diremmo. Quella legata ai servizi, specie nell’offerta turistica, è disseminata in tutto il Pese.

Infine il sommerso e conseguente occultamento fiscale delle famiglie, che coinvolge universalmente la penisola e che riguarda la distanza abissale tra dichiarazioni fiscali mendaci cui corrisponde  un livello di vita elevato e non tassato. La criminalità organizzata spesso intercetta le attività del sommerso, ma l’assioma non esaurisce il tema, anzi.  Il settore a più alta incidenza del sommerso è l’agricoltura, dove raggiunge il 25%. Seguono i servizi con il 18,7% e l’edilizia con il10,5%.

Nell’industria i livelli sono trascurabili, proprio perché forte è il controllo di sindacati e governo. Proprio l’assenza di questa tutela in altri settori ha consentito livelli elevati di flessibilità nei salari e negli orari, mantenendo standard produttivi in grado di reggere alla concorrenza. Insomma, alla fine, quella quota di sommerso avrebbe evitato la macelleria sociale cui abbiamo assistito in Grecia e Spagna con l’acuirsi della crisi finanziaria abbattutasi sull’economia. Non che in altre nazioni sviluppate non esista economia informale: semplicemente, in Italia, è doppia rispetto a paesi come Francia e Germania.