Economia mondiale rallenterà nel 2019: le cause e i possibili scenari

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2019 6:04 | Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2019 22:34
Economia mondiale rallenta

Economia mondiale rallenterà nel 2019: le cause e i possibili scenari. Nella foto Ansa, un operatore di borsa a Wall Street

ROMA – Le prospettive economiche mondiali sembra peggiorino costantemente e secondo gli esperti rispetto allo scorso anno, il 2019 sarà peggiore per tutte le grandi economie nazionali. 

Le borse valori hanno già iniziato a calare nel 2018, l’indice blue-chip tedesco Dax ha perso quasi il 20% del suo valore e il Dow Jones ha mostrato delle perdite.

I rischi per l’economia globale, l’eurozona e la Germania sono aumentati in modo significativo. La politica monetaria più rigida degli Stati Uniti, con la Federal Reserve che ha alzato nuovamente i tassi di interesse poco prima di Natale, sta creando una situazione difficile per le economie emergenti, visti i loro considerevoli debiti, soprattutto quelli in dollari. Con l’aumentare dei tassi di interesse, aumenta anche l’importo del debito. E la guerra commerciale del presidente USA Donald Trump non è d’aiuto alla situazione economica.

Nel 2019, in Europa potrebbero esplodere simultaneamente diverse crisi e gravare ulteriormente sullo sviluppo economico. Non è ancora chiaro se la Brexit avverrà in maniera ordinata o caotica, ma sicuramente peserà sull’economia britannica ed europea distruggendo strutture produttive consolidate, richiederà costose misure di adattamento da parte delle imprese e incoraggerà l’incertezza dei consumatori. Non ultimo c’è l’approccio abbastanza rischioso del governo italiano rispetto alla politica economica, che potrebbe innescare una nuova crisi dell’euro.
Nel rapporto economico annuale, che uscirà alla fine di gennaio, il governo tedesco ridurrà significativamente le aspettative di crescita per il 2019.

Al momento sembra che la previsione di crescita sia dell’1,5% al massimo, e forse anche più in bassa. Solo pochi mesi fa, nell’autunno del 2018, il Ministero dell’economia tedesco per il 2019 aveva ipotizzato un tasso di crescita dell’1,8%.

Dopo anni, per la prima volta la performance economica della Germania rispetto al secondo trimestre si è ridotta durante il terzo trimestre, in gran parte il risultato di un crollo nel settore delle esportazioni, tra cui le vendite di automobili. Volkswagen, Daimler e Bmw  stanno incontrando delle difficoltà ad adattarsi alle nuove norme sulle emissioni e il basso livello delle acque del Reno hanno portato a problemi di consegna.

Non è noto se l’ultimo trimestre del 2018 mostrerà un miglioramento. “Penso sia probabile che l’economia si sia ridotta anche nel quarto trimestre”, ha dichiarato Carsten Brzeski, chief economist presso Ing Bank. Per definizione, due trimestri consecutivi di crescita economica negativa significherebbero che la Germania è già in recessione. In tal caso, la maggior parte degli esperti ritiene che si tratterebbe semplicemente di una cosiddetta recessione “tecnica”, in cui il Pil potrebbe ridursi numericamente, ma senza conseguenze, poiché l’economia riprenderà immediatamente.

Ciò non sembra improbabile, dato che il motore di crescita della Germania potrebbe essere inattivo, ma senza conseguenze. Le forze trainanti rimangono intatte. Quest’anno, in particolare la domanda interna dovrebbe aiutare la crescita costante dell’economia. “I consumi dovrebbero aumentare, poiché l’occupazione continuerà a crescere e molti lavoratori avranno degli aumenti”, prevede Brzeski.

E quest’anno le aziende investiranno anche di più. Molte stanno producendo a pieno regime e, nonostante le incertezze, stanno valutando l’opportunità di espandere la loro produzione. Le autorità federali e statali prevedono di spendere di più per i progetti di costruzione pubblica, strade e ferrovie.

Se il tasso dell’euro nei confronti del dollaro continua a scendere, l’economia potrebbe persino ottenere un ulteriore impulso dalle esportazioni, il tradizionale motore di crescita della Germania.
Se tutto ciò avverrà, il risultato sarà una ripresa. Ma gli esperti economici sono bravi quando parlano a posteriori: sono in grado di spiegare perché c’è stata una crisi finanziaria nel 2008 o perché l’economia è crollata nel 1975. Tuttavia, non sono in grado di prevedere quando potrebbero arrivare simili shock economici.

Non c’è dubbio che i pericoli stiano aumentando e che ciò stia accadendo in uno dei momenti peggiori che si possa immaginare. Molti paesi stanno ancora affrontando le conseguenze dell’ultima crisi finanziaria. Il debito pubblico in Francia e negli Stati Uniti, ad esempio, è pari a circa il 100% del loro Pil. Se dovesse verificarsi una nuova crisi, i governi di molte nazioni difficilmente avrebbero il margine finanziario per programmi di spesa o sconti fiscali.

La situazione non è particolarmente rosea anche per quanto riguarda le banche centrali. Un’altra conseguenza a lungo termine della crisi finanziaria è che molti paesi non hanno ancora aumentato i loro tassi di interesse a livelli considerati normali per una situazione economica come quella attuale. La Banca centrale europea (BCE) non è stata in grado di farlo perché avrebbe abbassato un tasso di inflazione che era già ben al di sotto dell’obiettivo del 2% della banca. Oggi, il tasso principale rimane a zero e il presidente della BCE Mario Draghi, nella migliore delle ipotesi prevede di alzarlo solo nell’autunno 2019.

La Bce non ha altri strumenti. Nonostante la ripresa, degli ultimi anni ha continuato mensilmente a inondare i mercati con miliardi di liquidità con il suo programma di acquisto delle obbligazioni. Solo alla fine di dicembre, Draghi ha sospeso gli acquisti.
Se l’economia dovesse ricominciare a slittare, abbassare i tassi di interesse già inesistenti non sarebbe un’opzione. Significherebbe riprendere il programma di acquisto delle obbligazioni, l’unico modo per la Bce di pompare denaro nell’economia come parte del quadro dei pacchetti di incentivi, qualora si rendesse necessario.