Economia: se la Cina scopre il protezionismo

Pubblicato il 25 maggio 2010 12:32 | Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2010 12:32

Le compagnie straniere che fanno affari in Cina vivono sempre maggiori difficoltà. Il governo cinese ha archiviato almeno una dozzina di leggi che limitano l’importazione di beni, impongono una seria di misure « compra cinese », e limitano l’esportazioni di minerali. Quest’ultima mossa è un tacito ricatto che viene fatto alle compagnie multinazionali perché trasferiscano la loro sede nel paese asiatico.

I dirigenti stranieri in Cina si trovano sempre più spesso in disaccordo con i funzionari cinesi riguardo a queste misure, che gli occidentali interpretano come protezioniste e aventi lo scopo di accordare un vantaggio alle compagnie locali. Indagini delle camere di commercio occidentali mostrano una crescente disillusione nell’ultimo anno e lo svilupparsi della sensazione che fare affari nel paese sia sempre più duro.

Arrivato ad Hong Kong questo sabato sera, il segretario al commercio Americano, Gary Locke, ha cominciato una missione di nove giorni in Cina, che lo porterà anche a Shangai e Pechino. Durante la sua prima conferenza stampa, Locke ha spiegato che nella sua agenda di lavoro sono incluse discussioni con rappresentanti cinesi riguardo alle difficoltà delle compagnie occidentali sul mercato cinese. « Ci sono alcune politiche del governo cinese – ha spiegato il diplomatico – che hanno sollevato preoccupazione, anche negli Stati Uniti ».

Ultimo di una lunga serie di esempi, il governo cinese in Gennaio ha riformato il sistema degli appalti per incoraggiare una più grande competizione. La sorte ha però voluto che i funzionari di Pechino abbiano escluso dalla legislazione tutti i lavori pubblici, che fanno da soli una metà della commessa nazionale.

La tendenza sempre più marcata a favorire le compagnie cinesi, è determinata, secondo gli analisti, da una combinazione di nazionalismo economico e dalla miscela tipica cinesa di capitalismo e socialismo. Imprese pubbliche semi-privatizzate, fornite di un’agguerrita schiera di lobbisti, hanno ottenuto una consistente influenza sullo stato. Molti manager di azienda cinesi oggi sono ex quadri dirigenti del partito, il cui principale scopo è ora il profitto, non l’analisi della situazione economica internazionale di medio-lungo periodo.

A onor del vero, sono diversi anni che le trasformazioni all’interno dell’apparato del Partito Comunista determinano l’introduzioni di misure protezionistiche. Cominciando con i militari nei tardi anni 60, ed espandendosi gradualmente verso altre campi, il partito ha da allora obbligato i suoi membri a scegliere: essere ufficiali pubblici o gestire compagnie, scoraggiando la detenzione contemporanea di posizioni governative e incarichi aziendali.

Questo spostamento ha significato che i dirigenti di azienda sono diventati improvvisamente capitalisti, avendo interesse a far fruttificare al massimo gli interessi privati. L’influenza delle aziende sulla vita pubblica sta così aumentando percettibilmente. Edifici che affiancano importanti ministeri di Pechino sono oggi riempiti di lobbisti sul libro paga di importanti corporation.