Ecotassa sulle auto: Salvini e Di Maio fanno retromarcia. Castelli: “Governo la tenga, è nel contratto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 dicembre 2018 16:01 | Ultimo aggiornamento: 6 dicembre 2018 16:58
Ecotassa sulle auto: Salvini e Di Maio fanno retromarcia

Ecotassa sulle auto: Salvini e Di Maio fanno retromarcia

ROMA – A proposito del bonus/malus sulle auto inquinanti, l’ecotassa inserita nella manovra finanziaria che farebbe lievitare nei prossimi tre anni il prezzo di un’utilitaria, il governo ha già ingranato la retromarcia. “Io sono contrario ad ogni ipotesi di nuove tasse sull’auto che è già uno dei beni più tassati”, liquida la questione Matteo Salvini. Più sfumata, ma sempre guardando sullo specchietto retrovisore, la posizione di Luigi Di Maio, anche perché l’emendamento appena approvato porta la firma dei 5 Stelle.

Un dietrofront che non è piaciuto al sottosegretario dell’Economia Laura Castelli, che ha richiamato i vicepremier all’ordine: “La volontà del governo è quella di tenerla. Sta nel contratto di governo”. La Castelli, parlando in commissione Bilancio della Camera della tassa sulle auto inquinanti, ha dichiarato: “Le persone meno abbienti non sono colpite, c’è stato un dibattito mediatico, ma penso che la norma non sia stata letta in maniera approfondita. Non colpisce né chi ha ha un’auto vecchia né chi acquista un’utilitaria sotto una certa cilindrata”.  

La norma, ha ricordato, “è passata in legge di Bilancio così alla Camera, ma al Senato la possiamo migliorare ancora”. Spazio ora, dice il viceministro, al tavolo con i costruttori e i consumatori, verrà fatto “al più presto, perché la legge di Bilancio va al Senato la prossima settimana”. 

“Non vogliamo assolutamente penalizzare le famiglie che oggi hanno difficoltà e a volte acquistano l’auto meno costosa col motore meno performante, come la ‘Pandarella‘, come la chiama il ministro dell’Ambiente Costa, o la Punto. E tanto meno creare uno shock al mercato dell’auto in Italia, ai costruttori e ai lavoratori: chi può lo può dire meglio di me che sono di Pomigliano d’Arco, la mia città è cresciuta intorno a quella che fu l’Alfasud”

La misura, che va nella direzione di creare incentivi per le auto elettriche e ibride, meno inquinanti ma ancora molto costose, sconta un difetto grave: è molto impopolare, perché ridurre le emissioni di anidride carbonica è giusto e forse inevitabile, ma ha un costo.

Chi paga? Il governo Lega/M5S non può non aver preso nota con preoccupazione di quanto sta accadendo in Francia: la miccia che ha acceso la protesta dei gilet gialli è stata proprio l’aumento delle accise sui carburanti, una carbon tax che ha scatenato i gravi disordini di piazza che hanno costretto il governo di Macron a una precipitosa ritirata. Il paradosso italiano è che proprio un governo populista si sia intestato una legge che – giusto o sbagliato che sia – è vista come emblematica e rappresentativa dei governi delle élite sensibili all’emergenza climatica e ambientale ma cieche di fronte al disagio del “popolo”.