Electrolux, i lavoratori approvano l’accordo. L’80% ha detto sì

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Maggio 2014 20:29 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2014 20:36
Electrolux, i lavoratori approvano l'accordo. L'80% ha detto sì

Electrolux, i lavoratori approvano l’accordo. L’80% ha detto sì

ROMA – I lavoratori Electrolux approvano l’accordo: l’80,3% ha detto sì. Dopo nove mesi di braccio di ferro e oltre 150 ore di sciopero, il referendum sull’intesa firmata la scorsa settimana a Palazzo Chigi, che ha messo d’accordo sindacati, azienda e governo, ha incontrato il favore dei lavoratori. Su 4.775 dipendenti interessati all’accordo, erano presenti nelle fabbriche 4.135. Hanno votato al referendum 3.366 lavoratori (3.311 i voti validi) esprimendo 2.660 sì e 651 no.

Il piano esclude delocalizzazioni, chiusure e licenziamenti fino al 2017 e garantisce 150 milioni di investimenti in cambio di contratti di solidarietà, sostenuti dal governo con la decontribuzione del decreto Poletti, aumenti della produttività e della flessibilità, in particolare sulle ferie. I consensi sono stati il 74,5% a Forlì, l’80,8% a Susegana (Treviso) e l’83,9% a Solaro (Milano), mentre per Porcia (Pordenone) ancora non ci sono i verbali definitivi ma i sì sembrano attestarsi all’81,7%.

Certifica il buon risultata, l’ad di Electrolux Italia, Ernesto Ferrario:

”I lavoratori hanno con estrema chiarezza mostrato la loro approvazione per l’accordo raggiunto. Sono convinto che sia un segno importante di fiducia nell’impegno di un’azienda che investe importanti risorse nelle sue fabbriche”.

Rilancia il segretario nazionale Fim Cisl Anna Trovò:

”Ora applicare l’accordo e dare subito seguito agli investimenti”.

La portata di questa vertenza esce dalle fabbriche del gruppo, secondo il responsabile del settore elettrodomestici Uilm, Gianluca Ficco, che parla del via libera come ”una notizia positiva per l’intero mondo del lavoro”.

Mentre per la Fiom, il segretario generale, Maurizio Landini, ritiene che questa intesa

”di importanza strategica perché indica un modello per coniugare la redistribuzione del lavoro, la difesa dell’occupazione e dei salari con la possibilità per le multinazionali di investire nel nostro Paese, migliorando la competitività”.