Equitalia, il piano: no cartelle choc, no immediata riscossione sotto i 2mila euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Luglio 2014 8:21 | Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2014 9:39
 Equitalia

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ROMA – Equitalia cambia: niente più cartelle choc, lotta ai grandi evasori e sotto i 2mila euro non scatterà subito la riscossione.

“Dopo il flop della proposta grillina – spiega Roberto Petrini di Repubblica – bocciata nei giorni scorsi dalla Camera, si accelera: lo strumento è nelle mani del governo ed è previsto dall’articolo 10 della delega fiscale già attuata per semplificazione fiscale e catasto”.

Scrive Petrini di Repubblica:

Nascerà un «mini-ruolo» destinato alle piccole somme, fino a 1.000-2.000 euro, sul quale l’approccio del nuovo esattore nazionale sarà soft e la temuta cartella non arriverà come è avvenuto fino ad oggi. Invece di passare subito alle maniere forti, lo Stato opererà un po’ come fanno i gestori dei telefonini e di altri servizi con i clienti morosi: un call center solleciterà il pagamento verbalmente, poi si passerà ad inviti bonari e solo in caso di necessità partirà la cartella e scatteranno le procedure esecutive della riscossione. Più tempo, meno ansia e forse migliori rapporti tra contribuenti e fisco.

Continua Petrini:

Del resto durante il 2013 alcune delle armi più affilate di Equitalia sono state già spuntate, tant’è che la stessa Corte di Conti ha segnalato come conseguenza una riduzione delle somme riscosse negli ultimi due anni. Tuttavia le misure di ammorbidimento sono state ritenute necessarie anche per il disagio che si è manifestato durante il periodo più violento della crisi: l’ampliamento dei tempi di rateizzazione fino a dieci anni, l’esclusione del «sequestro» della prima casa, la limitata pignorabilità di pensioni, stipendi e beni strumentali d’impresa.
L’altra questione cruciale sulla quale si incentra il piano – in via di scrittura – è la trasformazione della governance della Nuova Equitalia, o «Agenzia per la Riscossione ». Attualmente è una spa, controllata al 51 per cento dall’Agenzia delle entrate e per il restante 49 per cento dall’Inps. Questo assetto crea due problemi. Il primo riguarda una sorta di conflitto di interessi tra l’ente che va a caccia di evasori, fa l’accertamento e lo iscrive nell’elenco-ruolo dei debitori, ovvero l’Agenzia, e l’ente che invece ha il compito di riscuotere il credito, cioè Equitalia. I due enti lavorarono fianco a fianco, stanza a stanza, e quando il contribuente si accorge che nell’accertamento c’è stato un errore, l’Agenzia per non scontentare l’esattore a caccia di denari potrebbe essere tentata di non riconoscerlo. Ecco per- ché la proposta di M5S è stata oggetto di critiche in Parlamento: accorpare le due funzioni in uno stesso mega ente avrebbe accentuato questo fenomeno. Tanto è vero che all’estero, in quei paesi come la Francia dove accertatore ed esattore sono un’unica entità, il compito di bloccare eventuali interventi coattivi, dai fermi amministrativi ai pignoramenti, è demandato ad un terzo, cioè alla magistratura ordinaria.
Il piano cui sta pensando il governo cambia registro e prevede lo scorporo di Equitalia dal controllo dell’Agenzia: il Nuovo Esattore verrebbe trasformato in una agenzia autonoma ed indipendente e verrebbe reciso qualsiasi conflitto d’interessi. E la partita che si gioca non è di poco conto: attualmente i ruoli, ovvero i crediti, in carico di Equitalia ammontano alla stratosferica cifra di 615 miliardi, anche se la somma comprende ormai una grande massa di crediti inesigibili.
Senza contare che l’abbandono della forma societaria cambierebbe anche la filosofia aziendale della Nuova Equitalia: non più quella privatistica tentata dai risultati, ma una dimensione più adatta alla missione di servizio pubblico. Cambierebbe anche il contratto di lavoro degli 8 mila dipendenti: oggi, in eredità delle vecchie gestioni, è quello dei bancari mentre con la riforma si rientrerà nell’alveo dei dipendenti pubblici delle agenzie.
La terza partita sulla riforma del grande esattore pubblico si gioca sulla riscossione degli enti locali, forse il vero punto debole del sistema Equitalia. Le somme iscritte a ruolo dai Comuni sono piccole, la media è 330 euro, e spesso è difficile incrociare le banche dati e compiere le normali verifiche. L’idea è dunque quella di scorporare dalla nuova Agenzia per la Riscossione una divisione enti locali specializzata nel recupero-crediti sul territorio.