Economia

Equitalia multa (62 mila €) l’Osteria senza oste dove mangi versando un obolo

Equitalia multa (62 mila €) l'Osteria senza oste dove mangi versando un obolo

Equitalia multa (62 mila €) l’Osteria senza oste dove mangi versando un obolo

ROMA – Equitalia multa (62 mila €) l’Osteria senza oste dove mangi versando un obolo. Quanto vale un obolo volontario in termini fiscali? Difficile quantificarlo, non per Equitalia che ha preso di mira una storica e quasi leggendaria osteria di Santo Stefano di Valdobbiadene (pochi sanno di preciso dov’è), un casale perduto tra le colline del Cartizze, terra di prosecco.

Qui non c’è servizio, l’oste è assente, puoi gustare e delibare, addentare salame accompagnato da pane cotto a legna, bere vino: nessuno ti chiede il conto, puoi lasciare qualcosa nel salvadanaio oppure proseguire come se nulla fosse. Si è sparso un nome che nessuno gli ha dato: l’Osteria senza oste. Per Equitalia, invece, quella è un’osteria a tutti gli effetti e ha presentato un conto mica male: 62 mila euro di multa per evasione fiscale.

Cesare De Stefani, imprenditore e titolare dell’omonimo salumificio, colui che ogni mattina fa disporre un po’ di delizie e leccornie e la sera fa dare una rapida pulita, è il proprietario del casolare. Lascia qualche fiasco, appende un po’ di salami e se ne va: quello non è un pubblico esercizio, il Comune glielo ha riconosciuto già una volta quando nel 2011 stava per essere chiusa l’osteria perché priva delle autorizzazioni per la somministrazione di cibi e bevande.

L’osteria nasce nel 2005. Parte in sordina ma pian piano diventa una mecca del gusto. De Stefani ogni mattina porta in incognito i prodotti freschi del giorno come pane cotto a legna e uova sode. Accende il fuoco d’inverno, lava piatti e bicchieri usati, affranca e spedisce le cartoline scritte dai passanti e lasciate sui tavoli. I salami sono appesi. Le bottiglie di vino sul tavolo, da aprire e gustare. «Io non ci sono mai perché il padrone di casa modifica le emozioni delle persone. Ma è come se le conoscessi tutte, perché leggo le dediche da tutto il mondo: Argentina, Giappone, Inghilterra, Namibia, Porto Rico…». Quasi impossibile arrivarci perché non ci sono insegne. «So di gente che ci ha messo tre anni per trovarla. Molti si fanno accompagnare da chi ci è stato» ammette il titolare. (Eleonora Vallin, La Stampa)

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