Il Fatto Quotidiano: “Monti fa aprire i conti, Equitalia blocca le pensioni”

Pubblicato il 14 Giugno 2012 14:51 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2012 14:51

ROMA – “Equitalia blocca i conti correnti dei pensionati”: l’accusa arriva dal Fatto Quotidiano, che riporta un’interrogazione parlamentare del deputato del Pd Dario Ginefra. La società di riscossione delle tasse, scrive il Fatto, “impedisce a gente che ha l’unico introito di una pensione media (diciamo intorno ai mille euro) di accedere ai propri soldi finché non è definita la sua posizione col fisco”.

In questo modo, però, spesso si innesca, secondo quanto scrive il Fatto, un circolo vizioso per cui il pensionato poi si indebita, peggiorando così la propria posizione. Del resto che la sua pensione debba essere depositata su un conto corrente è stato proprio il governo di Mario Monti a deciderlo, nell’ambito della lotta per la tracciabilità e contro l’evasione.

Ma quello che sottolinea il Fatto Quotidiano è che si tratta di una situazione “illegale”: in base “all’articolo 545 del codice di procedura civile”, scrive il Fatto Quotidiano, “stipendi e pensioni non sono soggetti a sequestro e pignoramento, se non per i massimo di un quinto del totale e comunque facendo salvo il minimo Inps (430 euro al mese)”.

Solo che adesso, ricorda il Fatto, ci sono due provvedimenti che potrebbero mettere in discussione la legge. “Da una parte l’ampliamento dei poteri discrezionali di sequestro per gli enti riscossori, dall’altra il divieto di percepire in contanti emolumenti e pensioni sopra i mille euro lordi, che ha costretto quasi tutti i pensionati ad aprire un conto corrente o postale (anche solo il cumulo tra assegno di dicembre e pensione, infatti, quasi sempre supera i mille euro). Questi depositi, comunque, sono conti come tutti gli altri e i loro gestori privati – banche o Poste – non sono tenuti a tutelare la fonti che li alimentano. Così le richieste di pignoramento di Equitalia non arrivano più alla fonte (stipendio o pensioni), ma a valle, sul conto, che è più facilmente attaccabile perché gli istituti di credito non hanno alcun interesse ad opporsi. Risultato: il correntista si trova di botto separato dai suoi soldi, anche da quelli che continuano a venirgli accreditati”.