I Comuni che scaricano Equitalia, riscuotono tributi da sé, risparmiano

Pubblicato il 27 Aprile 2012 9:58 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2012 11:00

ROMA – Qui Equitalia non passa. Primo fu il sindaco di Calalzo di Cadore sulle montagne Bellunesi, quindi i sei comuni sulle rive destra e sinistra del Piave, ma anche nel Sassarese seguono il suo esempio. Hanno deciso che i tributi non pagati li riscuotono da soli senza affidare il ruolo di esattore all’agenzia guidata da Attilio Befera. Risparmiando sulle provvigioni ed evitando di caricare sui contribuenti ulteriori interessi e more. E per la rivolta contro gli odiati sceriffi di Nottingham non occorre ritirarsi nella foresta di Sherwood: è tutto legale, la legge lo consente e Luca De Carlo, sindaco di Calalzo di Cadore è stato il primo ad accorgersene.

“In un momento di crisi e difficoltà per le famiglie”, dice De Carlo, “abbiamo cercato di umanizzare il servizio disumano”. 2250 anime, Calalzo è un comune “dequitalizzato” ormai da più di un anno. Prima De Carlo, utilizzando il decreto legislativo 446 del 1997 e alla legge 338 del 2000, ha sottratto all’agenzia la riscossione delle tasse ordinarie come quella sui rifiuti, affidandola alla Comunità montana. Era la fine del 2010: da marzo 2011 altra estromissione, questa volta dalla riscossione coattiva dei crediti insoluti. Parliamo dei detestati pignoramenti, dallo stipendio al conto corrente, dai beni immobili come l’auto alla casa di proprietà. Già la casa: qualche “furbetto” esisteva anche in Equitalia, sono noti casi di “conflitto di interesse di funzionari Equitalia operanti anche in agenzie immobiliari relativamente all’acquisto di case messe all’asta”. Senza contare la proliferazione di “cartelle pazze”.

Da Santo Stefano di Cadore, fino ai sei municipi della destra e della sinistra del Piave e poi ancora salendo  fino a Perarolo, Domegge e nelle Comunità montane feltrina e agordina il sentimento anti Equitalia si è propagato come un virus. Un contagio tempestivo e anticipatore, visto che proprio la legge prevede che dal 2013 siano gli enti locali a svolgere il delicato compito di recuperare i crediti inesatti. Anche Ottana, nel Sassarese fa parte del gruppo di avanguardia. E’ bastata una delibera comunale al sindaco Gian Paolo Marras per applicare la normativa che dà potere agli enti locali di attivare la riscossione dei crediti secondo modalità proprie che velocizzino le operazioni. In soccorso dei sindaci è arrivato anche il contributo del Tea Party Italia che invia istruzioni e spiega l’urgenza di evitare che sui suoi concittadini pesi tutto l’aggravio di aggi, interessi e more. Quando è Equitalia a intascare, non risultano nemmeno sanzionabili dalla legge antiusura. E comunque è sempre “l’onerato” a pagare “un importo notevolmente superiore perché maggiorato di spese, interessi straordinari e sanzioni”.

Calalzo di Cadore dimostra anche chi fa da sé risparmia e fa risparmiare. considerando che ogni Comune paga a Equitalia quasi 6 euro a cittadino. Con i suoi 2250 cittadini, 13 mila euro sono un bel gruzzolo da poter investire: bonus bebè da 300 euro, bonus libri da 150 euro e un contributo al trasporto locale, che fa risparmiare 240 euro all’anno a ogni studente. “In questo modo – spiega De Carlo – eliminiamo le spese inutili”. E le persone pagano più volentieri, non sentendosi vessate e finalmente convinti di partecipare al bene comune: “La percentuale di pagatori puntuali è maggiore di prima, perché l’idea di dare soldi al proprio Comune, che poi li reinveste sul territorio, rende le tasse più belle”.