I lavoratori europei scioperano e gridano: “No all’austerità”. Gli italiani responsabili tutti a lavorare

Pubblicato il 29 Settembre 2010 23:43 | Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 2010 1:11

Gli scontri in Spagna

Vari paesi europei sono stati bloccati, mercoledì 29 settembre, da scioperi di protesta contro le misure che i governi hanno varato per  ridurre i deficit nazionali e rientrare nei parametri fissati dalla Unione europea. Dalla Spagna alla Grecia, passando per il Belgio, per la prima volta nella storia, centinaia di migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia e hanno invaso le strade in segno di protesta.

Ha fatto eccezione l’Italia, dove pure il malumore è alto per il protrarsi della crisi, ma dove la prudenza del governo nel prendere misure drastiche,  il comportamento responsabile dell’opposizione di sinistra e dei sindacati hanno evitato finora che il clima sociale si invelenisca. Lo sciopero dei trasporti, che era previsto per venerdì 1 ottobre e che è stato rinviato di venti giorni, era nell’ambito di una vertenza contrattuale, non collegato quindi agli scioperi europei.

Il vecchio continente dei lavotarori ha alzato quindi la voce: oltre centomila persone (56 mila secondo la polizia) hanno raccolto l’invito dei sindacati europei a manifestare a Bruxelles, nel cuore delle istituzioni europee, per chiedere ai leader Ue, ai banchieri e ai responsabili della crisi finanziaria, politiche per la crescita e l’occupazione.

”No all’austerità”, è stato lo slogan gridato a Bruxelles ma anche nelle piazze della Spagna, dove lo sciopero è nazionale, e di Roma, Varsavia e Riga, da migliaia di lavoratori, di disoccupati, di pensionati, che non accettano di essere ancora una volta i soli a pagare i costi della crisi. ”I lavoratori sono nelle strade con un messaggio molto preciso per i dirigenti europei: non è questo il momento per scegliere l’austerità”, ha detto John Monks, segretario generale della Ces, la confederazione dei sindacati europei, stigmatizzando le scelte di rigore e di stretta dei conti pubblici che stanno caratterizzando la risposta europea alla crisi finanziaria. Dopo Bruxelles, il prossimo appuntamento sarà una manifestazione a Londra il 10 novembre, ha confermato Monk.

In Spagna, il più grande sindacato, Comisiones Obreras, ha calcolato che il 70% dei lavoratori ha partecipato alla protesta nazionale, il primo sciopero dell’era Zapatero. I sindacati contestano i tagli di bilancio e la riforma del mercato del lavoro del premier.  

Bruxelles è stata invece invasa dai colori accesi dei sindacati di tutta Europa. Un corteo di dimensioni irreali ha sfiorato il palazzo dell’Ue fino a raggiungere il maestoso Parco del Cinquantenario, dove i lavoratori hanno assistito ad un concerto rock, mentre su uno schermo gigante passava lo slogan  “No alla austerità” in diverse lingue.  

In contemporanea con il corteo dei lavoratori, accompagnato dai suoni delle vuvuzele e dalla canzone ‘Bella ciao’, il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso ha presentato le proposte di riforma del Patto di stabilità e di crescita con le quali Bruxelles intende colpire anche i debiti pubblici troppo elevati, non solo i deficit.

”Un debito pubblico enorme è antisociale, perché vuol dire che non si possono fare spese nei settori in cui c’è bisogno”, ha motivato Barroso, replicando così a distanza ai sindacalisti. Oggi, la fiducia delle imprese nella zona dell’euro è tornata per la prima volta ai livelli pre-crisi, con l’indicatore che ha registrato un ”modesto miglioramento” rispetto al mese scorso. Ma le manifestazione odierne sono il segnale di un’inquietudine sociale che monta in tutta Europa.

La crescita sarà anche in arrivo, ma per ora non è accompagnata dalla creazione di posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione nella Ue si attesta a ridosso del 10%, con picchi del 20% in paesi come la Spagna o percentuali del 25% tra i giovani sotto i 25 anni.

La manifestazione nella capitale belga si è svolta senza incidenti seri: 218 persone sono state fermate preventivamente, ma non sono stati registrati violenze e vandalismi. A Barcellona, ci sono stati disordini tra scioperanti e polizia, che si sono chiusi con l’arresto di 4 manifestanti. Nel parco del Cinquantenario si sono ritrovati insieme lavoratori belgi fiamminghi e francofoni, insieme a migliaia di manifestanti provenienti da altri 23 paesi, tra cui la Spagna, la Grecia e in misura ridotta anche l’Italia. ”La delegazione italiana  è stata dimezzata a causa dello sciopero dei controllori di volo che ha fatto annullare i charter previsti da Roma, Pisa, Torino e Milano, ma a Bruxelles – ha riferito Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil – sono riusciti ad arrivare in diverse centinaia, in particolare dall’Emilia Romagna, dalla Sardegna e dalla Sicilia”.

”E’ stata una giornata di grande successo per i lavoratori europei”, ha concluso Monks, chiudendo i comizi. ”Abbiamo mandato un segnale chiaro ai dirigenti europei: voi non potete ascoltare solo i mercati, voi non potete non ascoltare la collera e l’inquietudine dei lavoratori”.