Evasione fiscale da 10 milioni di euro: 29 indagati tra cui patron della Fortitudo

Pubblicato il 17 agosto 2010 9:36 | Ultimo aggiornamento: 17 agosto 2010 9:52

Un’evasione fiscale da 10 milioni di euro attraverso false fatture e società fittizie costituite a Madeira. E’ quanto ha scoperto la guardia di finanza di Pescara, che ha perquisito 47 società  e indaga6to 29 imprenditori italiani. Tra questi, il patron della Fortitudo basket Gilberto Sacrati, il consigliere provinciale di Pescara, poi autosospesosi, Antonella Allegrino, l’imprenditore della sanità abruzzese e dirigente nazionale della Federazione Calcio, Vincenzo Marinelli, l’imprenditore pescarese nel settore dell’abbigliamento Paride Albanese.

Le aziende individuate dagli uomini del nucleo di Polizia Tributaria hanno sede, oltre che in Abruzzo, anche in Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Molise e Veneto e l’attività d’indagine ha abbracciato un periodo dal 2000 al 2008. L’operazione ha preso le mosse da un’indagine fiscale nei confronti di alcune società riconducibili a un affermato consulente tributario, esperto di fiscalità internazionale, con studio a Pescara.

Il professionista avrebbe agito nella duplice veste di ”suggeritore” e di ”raccordo” tra i gestori delle imprese coinvolte, facendo risultare l’Isola di Madeira, in Portogallo, come sede delle false società utilizzate per la truffa, di cui curava anche la contabilità, mentre i loro amministratori erano in realtà soggetti italiani residenti sul territorio nazionale.

In sostanza, quelle costituite a Madeira non erano altro, secondo le fiamme gialle, che societa’ ”esterovestite”, con sede in un territorio a fiscalità agevolata, ma di fatto amministrate in Italia. In base al regime fiscale dell’isola portoghese, infatti, le società residenti beneficiano dell’esenzione ai fini delle imposte dirette e sono soggette solo a una tassa di 1.000 euro per ogni periodo d’imposta. Attraverso fatture intestate alle società estere sulle quali apponevano false annotazioni e dichiarazioni, gli imprenditori indagati avrebbero quindi ridotto il proprio carico fiscale evadendo le imposte sui redditi dovute al fisco italiano.