Evasione fiscale: Italia dichiara redditi 100, Istat registra consumi 114. Come fa?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 12 giugno 2018 8:49 | Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2018 9:54
Evasione fiscale italiani: Italia dichiara redditi 100, Istat registra consumi 114. Come fa?

Evasione fiscale: Italia dichiara redditi 100, Istat registra consumi 114. Come fa? (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Popolo di navigatori, santi ed eroi. Ma anche popolo capace di moltiplicare non i pani e i pesci ma direttamente gli euro [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. Per ogni cento euro guadagnati infatti gli italiani ne riescono a spendere centoquattordici.

Non si tratta, purtroppo, di un miracolo. Ma semplicemente di evasione fiscale o, più banalmente detto, nero. Non quel che si dice un fulmine a ciel sereno, ma l’ultima conferma della peculiare abitudine italica di considerare il fisco un qualcosa a metà tra il fastidio e l’abuso.

Conferma che arriva da una ricerca condotta dall’Università della Tuscia per Il Sole 24 Ore e ricerca secondo cui c’è un’Italia che continua a spendere più di ciò che guadagna. Nel 2017 (anno d’imposta 2016) per ogni 100 euro denunciati dalle persone fisiche al netto delle imposte, l’Istat ha rilevato infatti una spesa delle famiglie di 114,4. Il tutto per un divario che in valore assoluto è pari a 98,7 miliardi. Il divario tra i due dati, tra il guadagnato e lo speso, non è una prova certa e definitiva di evasione.

Ma di certo è un’indicatore che sommato alla propensione della nostra economia per il nero lascia poco spazio a scenari differenti. La fetta più grande di questi consumi ‘non giustificati’ arriva dalla Lombardia (23,4 miliardi) e dal Lazio (13,8). Regioni popolose e ‘ricche’. Ma in termini percentuali il divario maggiore si rileva nel Sud e nelle Isole: la Campania arriva al 21,1%, la Sardegna al 20,9 e la Puglia 20,7 per cento con, poco dietro, la ‘civile’ Toscana al 19,2%. Unica regione in controtendenza le Marche, poco oltre la parità (-1,6%).

Potrebbe sembrare la scoperta dell’acqua calda vista l’ormai antica e perdente lotta che il nostro Fisco ingaggia con gli evasori, ma al governo c’è ora una maggioranza che ha promesso di voler rivoluzionare il nostro sistema fiscale. Rivoluzionarlo rivedendo bonus, sgravi, deduzioni e quant’altro e soprattutto introducendo la flat tax, o meglio non la flat tax ma due sole aliquote fiscali sensibilmente più basse di quelle in vigore oggi. I dati che arrivano dal Sole24Ore confermano che c’è una fetta, grande, di sommerso che se decidesse di venire alla luce con un fisco più dolce potrebbe far quadrare i conti. Ma conferma anche l’allergia di questo Paese nei confronti del Fisco stesso.

“Può insegnare qualcosa – suggeriscono sul Sole Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente – l’esperienza della cedolare secca sugli affitti, che di fatto è una flat tax con aliquota differenziata in base al tipo di contratto. E che è stata pensata, fin dall’inizio, anche come misura per combattere il nero. Secondo il Rapporto sul contrasto all’evasione (allegato alla nota di aggiornamento del Def 2017), la cedolare ha ridotto di un miliardo il tax gap nel settore delle locazioni tra il 2011 e il 2015. Con un tasso di emersione ormai vicino al punto di pareggio (46,5% rispetto all’obiettivo del 52 per cento). Se ne ricava la lezione che questi meccanismi, per funzionare, hanno bisogno di tempo e di stabilità normativa. In qualche modo, i cittadini devono ‘fidarsi’ e percepire che dichiarare gli introiti ‘conviene’. Altrimenti, l’aliquota zero del nero sarà sempre preferibile a qualsiasi aliquota scontata. Ed è qui che si innesta, con l’annunciata stretta sulla sanzioni, anche l’ipotesi della ‘pace fiscale’. Che andrà ben calibrata per non rischiare di inviare un messaggio contraddittorio ai contribuenti”.