Froda il Fisco e alla grande, il big evasore lavora sull’estero

Pubblicato il 30 agosto 2012 7:30 | Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2012 17:54
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LaPresse

ROMA – Alla scoperta dei 19 identikit degli evasori italiani: finora abbiamo conosciuto, grazie ai profili pubblicati dal Sole 24 Ore, gli evasori “semplici” e gli evasori “esperti”. Ora è il turno degli “scelti”, quelli che per “risparmiare” sulle tasse usano le tecniche più raffinate: portano all’estero capitali e società, contrabbandano per straniere operazioni e aziende italiane, non dichiarano i patrimoni detenuti oltre confine.

In tal proposito, va premessa una questione: è legale e nei diritti del contribuente utilizzare tutti gli strumenti che la legge gli fornisce per pagare meno tasse, ma il confine dell’illegalità viene varcato quando di questi strumenti si abusa. Parallelamente alla lotta all’evasione, un altro compito che il governo e le istituzioni devono affrontare è delimitare con norme più chiare il campo del cosiddetto “abuso di diritto”.

Una maggiore certezza dei comportamenti fiscali, infatti, aiuterebbe le imprese, che spesso di vedono contestare dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza scelte legittime volte a ridurre il carico delle tasse. Chiarire, insomma, se un’azione configura un’elusione delle tasse o se è perfettamente legale. Intanto, questi sono i profili di quelli che si possono chiamare senza dubbio “evasori fiscali”.

Categoria 5: Forme sofisticate di evasione e fenomeni di elusione

Patrimoni all’estero – A questo identikit corrispondono tutti quelli che nel modello RW della dichiarazione dei redditi non indicano i patrimoni che possiedono all’estero. Prevenzione: più dialogo fra Fisco e contribuente, a partire dal compimento dei 18 anni aggiornamento continuo della posizione contributiva di tutti. Contrasto: sanzioni invece che condoni, ma ridotte per incentivare la regolarizzazione.

Tax planning aggressivo – Grossi operatori economici che puntano su quella che in gergo tecnico viene definita una “politica fiscale aggressiva”. Consiste nell’estero-vestizione di operazioni e società, nelle operazioni societarie straordinarie, non di rado fuori dai confini nazionali, per eludere le tasse. Prevenzione: controlli e diffusione dei risultati su giornali e tv; utilizzo delle banche dati per il censimento delle operazioni straordinarie. Strumenti di contrasto: cooperazione internazionale e l’aggiornamento delle norme per individuare le nuove tecniche di elusione fiscale.

Transfer pricing – Aziende multinazionali che sfruttano trucchetti come gli scambi infragruppo per spostare l’imponibile da Stati ad alto prelievo a Paesi con minore pressione fiscale. Prevenzione: adozione degli standard internazionali; incentivazione degli Apa (Advance pricing agreements), ovvero gli accordi tra il contribuente e l’amministrazione finanziaria del Paese di residenza; utilizzo della procedura di ruling internazionale (che punta ad accordi vincolanti fra Fisco e contribuente) per accertare l’esistenza di stabili organizzazioni di soggetti esteri in Italia. Contrasto: rafforzamento dei controlli sui grandi contribuenti.

Fuga di capitali – Persone fisiche che evadono le tasse dirette e indirette sui capitali posseduti all’estero o soggetti che trasferiscono illegalmente denaro all’estero. Prevenzione: controlli su chi esporta illegalmente capitali all’estero e comunicazione ai media dei risultati raggiunti. Contrasto: rafforzamento della cooperazione internazionale; indagini sui conti correnti con focus sui grossi prelievi di denaro contante; potenziamento delle banche dati sulle operazioni e le strutture usate per “parcheggiare” capitali all’estero.

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