Evasometro. L’algoritmo che profila i contribuenti: anonimi finché non sgarrano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Ottobre 2019 9:36 | Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2019 9:36
Manovra, arriva l'evasometro con anonimizzazione

Intelligenza artificiale per stanare l’evasione fiscale

ROMA – “Perché Google può profilare i suoi utenti e le agenzie fiscali no?”. No, non siamo giunti al regno del Grande Fratello fiscale, ma di certo il ricorso delle autorità all’intelligenza artificiale nel gestire i Big data è una rivoluzione culturale nella lotta all’evasione fiscale. 

Evasometro con anonimizzazione

Nel decreto collegato alla manovra appena licenziata si introduce infatti la messa in campo di uno strumento nuovo, finora utilizzato solo in via sperimentale: si chiama “evasometro con anonimizzazione”. 

Promette di stanare gli evasori grazie all’algoritmo che incrocia i dati su fatture e redditi, transazioni e depositi, pagamenti e dichiarazioni, insomma tutto, in tempo reale e con possibilità potenzialmente smisurate di raccogliere informazioni.

Accertamenti affidati all’intelligenza artificiale

Minaccia la privacy come temono le imprese che temono di dover confrontarsi con un moloch tecnologico? No, tutte le profilazioni restano anonime, la raccolta dati a largo spettro non individua obiettivi con nome e cognome. Questi saltano fuori da soli quando l’algoritmo segnala scostamenti rilevanti (diciamo più del 35%) tra quanto si dichiara e quanto, per esempio, si possiede, o spende. 

Giacenza media sul conto corrente, flussi mensili in entrata e uscita, saldi iniziali e finali, all’algoritmo non sfugge nulla. “Lasciamo un’infinità di tracce digitali e l’intelligenza artificiale è capace di leggerle in un modo che il cervello umano non potrebbe mai gestire”, dichiara Giovanni Bossi (banchiere, commercialista che ha investito in una azienda di Big data) al Corriere della Sera. 

La trasparenza totale varrà anche per i controllori?

Controindicazioni? Al netto della fiducia accordata alla promessa di anonimato del contribuente resta la preoccupazione segnalata da Federico Fubini sempre sul Corriere.

“La stessa trasparenza radicale si deve applicare a qualunque incentivo offerto a chi si occupa del recupero del gettito. Gli imprenditori colpiti dagli accertamenti devono poter essere certi che su di loro non vengano scaricate pesanti contestazioni al solo scopo di indurli a liberarsi delle accuse patteggiando il versamento di una somma, che può far scattare il bonus per i loro accusatori”. (fonte Corriere della Sera)