Fabrizio Saccomanni: “Se si cambia passo il Paese rischia di fermarsi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2014 18:15 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2014 18:16
Fabrizio Saccomanni: "Se si cambia passo il Paese rischia di fermarsi"

Fabrizio Saccomanni (Foto Lapresse)

ROMA – Il Paese ha bisogno di risposte immediate soprattutto sull’economia, ma il governo Letta dei risultati li ha prodotti e sarebbe onesto riconoscerlo: il ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, dà la propria lettura della ‘staffetta’ Letta-Renzi, rivendicando la bontà di quanto fatto in questi ultimi 10 mesi.

Meette in guardia chi si appresta a governare: un cambio di passo potrebbe comportare il rischio che ci si fermi. Ma soprattutto sarebbe sbagliato sforare il 3% del rapporto deficit-Pil, perché aumenterebbe il debito, o pensare di superare il fiscal compact, che al momento nessun Paese chiede di modificare.

“Credo che la continuazione delle cose fatte sia importante, e si può cercare di accelerare il passo. Ma attenti: quando si cambia il passo il primo effetto è che ci si ferma pensando a quale passo bisogna assumere”, avverte Saccomanni intervistato su SkyTg24.

Quello che sta accadendo con il passaggio da Letta a Renzi, secondo il ministro uscente, che lunedì 17 febbraio sarà comunque a Bruxelles per l’Ecofin, è

“una scelta politica del Paese che ha scelto di accelerare il passo soprattutto della politica economica. E capisco l’esigenza di voler vedere dei risultati, ma capisco meno il non voler leggere dei risultati che già ci sono stati”,

aggiunge Saccomanni, ricordando che quando è iniziato il governo Letta l’economia si contraeva del 2% e ora cresce dello 0,1%, “poco, ma comunque significativo”. Inoltre la situazione sui mercati finanziari è “molto più positiva e anche le agenzie di rating finalmente accorte”. Tanto che la recente promozione da parte di Moody’s, secondo il ministro, sarebbe potuta arrivare anche prima, già alla fine dell’estate, quando “era chiaro che la finanza pubblica era in ordine, c’era il consenso europeo e non c’era più nessun rischio”.

Ma anche se i segnali positivi ci sono, c’è da andarci piano con questa “impazienza” di risultati che sta crescendo nel Paese, avverte Saccomanni, perché

“l’economia italiana è come una grande petroliera che non può girare in un momento, ci vuole un lavoro costante”: quello fatto fino ad ora “sta producendo i risultati che volevamo” e quindi “deve poter continuare, ed è importante che si facciano le cose che noi abbiamo già impostato”.

Uno maggiori fardelli per il nostro Paese resta quello del debito pubblico:

“L’Italia ha un alto debito: se noi sfondiamo il 3% del deficit, tornerà a crescere. Non posso pensare che l’Italia non si lamenti dell’alto debito ma del basso deficit”, osserva Saccomanni, che definisce “sterile” la polemica sul superamento del tetto del 3%. E per la richiesta di modifica del Fiscal Compact, aggiunge, “si può sempre provare, ma la situazione di partenza non è molto incoraggiante: nessun paese lo ha chiesto e l’Italia ha messo il trattato in Costituzione”.

Saccomanni replica infine alle critiche del numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi:

“Ho provato disappunto, e l’ho detto anche a lui”, afferma, spiegando che non si può limitare al “diritto di chiedere”, ma “deve anche indicare cosa il mondo delle imprese può fare per superare gli squilibri strutturali”.

E per il futuro ministro dell’economia non suggerisce successori, ma si limita a far notare che negli ultimi anni sono stati sempre “tecnici o politici anomali”, benché si tratti di un dicastero “cruciale”:

“La politica vera preferisce occuparsi di altre cose perché questo è il ministero del no”.