Fabrizio Saccomanni: “Tagli spesa pubblica, non indolori”. Ma su 207 mld: poco

Pubblicato il 29 Giugno 2013 9:00 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2013 9:02
Fabrizio Saccomanni, il piano: "Tagli non sono indolori, intervento su 207 mld"

Fabrizio Saccomanni, il piano: “Tagli non sono indolori, intervento su 207 mld” (foto Lapresse)

ROMA – Tagli alla spesa pubblica: per Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, questa è la nuova parola d’ordine. Non basta. Bisogna verificare gli effetti del blocco Imu sulla prima casa e del rinvio dell’ Iva, rilanciare l’economia attraverso incentivi alle ristrutturazioni, ridurre le tasse su lavoro e imprese e altri stimoli a costo zero.

Sa più di sparata per i giornali che di sostanza. Ricorda tanto i tagli promessi dal Governo Monti e dalla spending review del mitico Giavazzi.

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, si affida al Corriere della Sera per illustrare il suo piano di spending review e avverte che, sia chiaro, possiamo “intervenire solo su 207 miliardi”, “serve tempo per la ripresa e non esistono tagli indolori”. Questo vuole dire, tradotto, che si tratta comunque di tagli per pochi miliardi, perché se il monte totale su cui intervenire è di 207 miliardi, sarebbero 20 se fossero capaci di tagliare il 10%, il che equivale appena a quanto deve essere ridotto il debito pubblico ogni anno per effetto del fiscal compact.

Il limite è dato dal fatto che ormai uno dei capitoli principali di spesa è la sanità e la sanità è in mano alle Regioni. Resta da vedere se anche una parte solo di quei 207 sarà mai aggredibile da parte del Governo, che si troverà di fronte la formidabile opposizione della burocrazia e delle lobies.

Saccomanni si sofferma anche sulla spinosa questione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, quelli che il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ha definito “un mistero come la ricetta della coca cola”: “Una verifica sugli effetti verrà fatta a settembre – spiega Saccomanni – allora sarà possibile decidere se ci sono margini per ulteriori pagamenti rispetto a quelli già previsti”.

Saccomanni precisa che rispetteremo gli impegni con l’Ue:  “Abbiamo un debito pubblico elevato che va onorato, perché ogni anno emettiamo 400 miliardi di titoli. Un obbligo che sarebbe lo stesso se non fossimo nell’Ue e non ci fosse il Fiscal compact”, ”vogliamo rilanciare l’economia riducendo le tasse su lavoro e imprese. Non possiamo farlo aumentando il debito, quindi dobbiamo ridurre le spese”.

Il governo, spiega, vuole ”ridurre le spese correnti”. ”Molto è stato fatto con la revisione della spesa iniziata con Tommaso Padoa Schioppa”, mentre ”lo scorso governo si è concentrato sull’analisi e la valutazione della spesa ma ha avuto una battuta d’arresto con la crisi politica e la fine della legislatura”.

Ora, prosegue, ”riconvocheremo il comitato interministeriale per il controllo della spesa e avremo un commissario straordinario. Porteremo avanti il lavoro di Monti ma esamineremo l’intera strategia e le procedure operative. Ad esempio i costi standard sono stato già applicati sulla spesa sanitaria ma non quella delle Regioni a statuto speciale. Serve un intervento”.

I segnali positivi – sottolinea il ministro – ci sono ma a volte le polemiche, anche dentro la coalizione, finiscono per dare l’impressione che la situazione continui a peggiorare”.

”Gli impegni presi sui pagamenti della Pubblica amministrazione, gli incentivi per le ristrutturazioni, la rata Imu non pagata, il mancato aumento dell’Iva, i fondi per la cassa integrazione in deroga, quelli anticipati alle amministrazioni regionali, lo sblocco dei versamenti per il sisma, l’accelerazione nell’uso dei fondi strutturali, tutti questi interventi – aggiunge – compongono una importante manovra di stimolo all’economia realizzata senza aumentare debito”.

Il vincolo del 3% sarà rispettato, assicura, confidando ”nella ripresa nell’ultima parte dell’anno e in una riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico rispetto alle previsioni”.

Quanto all’anticipo degli acconti? Può essere considerato un prestito ”soft” dei contribuenti.