Facebook si piega alle proteste: pagherà le tasse dove realizza i ricavi

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 dicembre 2017 20:22 | Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2017 21:13
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Facebook si piega alle proteste: pagherà le tasse dove vende le inserzioni pubblicitarie

MILANO – Alla fine Facebook si piega alla rivolta contro la sua strategia di elusione fiscale: i ricavi pubblicitari realizzati col supporto dei suoi team locali non saranno più contabilizzati dalla sede di Dublino, ma dalla società presente in quel Paese.

E’ la conseguenza dell’annuncio del gruppo di Menlo Park, che ha deciso di passare a strutture di vendita locali nei Paesi in cui è presente un ufficio che fornisce supporto alle vendite agli inserzionisti del posto. Di conseguenza, ma Facebook non lo esplicita nel post, verranno pagate localmente le tasse relative a quei ricavi.

A monte della decisione c’è il pressing, sempre più forte negli ultimi tempi, fatto da molti governi, Italia in testa, per una tassazione dei giganti del web. “E’ molto positiva la decisione annunciata da Facebook di passare ad una ‘struttura di vendita locale’ con la conseguenza che i ricavi da servizi pubblicitari saranno tassati nel Paese in cui vengono venduti. Si tratta di un cambiamento importante che va nella direzione giusta: assicurare che i redditi siano dichiarati e tassati dove vengono prodotti”, hanno commentato fonti del ministero dell’Economia.

“Riteniamo che il passaggio a una struttura di vendita locale fornirà maggiore trasparenza ai governi e ai policy maker di tutto il mondo – ha detto Dave Wehner, chief financial officer di Facebook – che hanno chiesto una maggiore visibilità sui ricavi associati alle vendite che vengono supportate localmente nei rispettivi Paesi”.

Secondo uno studio di R&S Mediobanca, tra il 2012 e il 2016 i giganti del software e del web hanno eluso 46 miliardi di euro, 69 se si aggiunge Apple, che genera la maggior parte del fatturato nell’hardware. Il ‘risparmio fiscale’ avviene essenzialmente attraverso l’utilizzo dei paradisi (in Europa soprattutto Irlanda, Olanda e Lussemburgo) con casi limite: Facebook, per lo studio, ha un ‘tax rate’ dell’1% sulle attività nei Paesi al di fuori degli Stati Uniti.

Dopo quest’ultima decisione i ricavi realizzati con inserzionisti che si sono rivolti al team sul posto saranno contabilizzati nel Paese, ma non lo saranno ovviamente quelli realizzati coi gruppi che continueranno a relazionarsi direttamente con la casa madre.

Facebook conta di realizzare il cambiamento nel 2018 e di completarlo in tutti i suoi uffici nel mondo entro la prima metà del 2019. In Italia il ‘nuovo corso’ inizierà già nella prima metà dell’anno prossimo. Servirà una analisi approfondita delle leggi locali di ogni nazione interessato. “Ogni Paese è unico e vogliamo essere sicuri di realizzare questo cambiamento in modo corretto – ha spiegato Wehner -. Si tratta di un grande impegno, che richiederà risorse significative per poter essere attuato in tutto il mondo. Introdurremo, il più rapidamente possibile, nuovi sistemi e modalità di fatturazione per garantire una transizione agevole alla nostra nuova struttura”.