Famiglia Agnelli principale azionista Economist col 43,4%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 agosto 2015 23:04 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2015 23:04

 

Famiglia Agnelli principale azionista Economist col 43,4%

John Elkann (Ansa)

TORINO –  Il giornale simbolo dell’informazione finanziaria, The Economist, parla sempre più italiano. Exor ha aumentato la propria partecipazione nel settimanale londinese dal 4,7% al 43,4%. La nuova quota, acquisita dal Gruppo Pearson con un investimento di 405 milioni di euro, fa diventare la finanziaria della famiglia Agnelli il principale azionista singolo della rivista, una diffusione di oltre un milione e mezzo di copie e “un enorme potenziale di crescita”.

A dirlo è il presidente e ad di Exor, John Elkann, che punta soprattutto sulle “sue capacità di cogliere le numerose opportunità di sviluppo legate alla digitalizzazione del settore dei media”. Il perfezionamento dell’operazione, finanziata con mezzi propri di Exor, è previsto per il quarto trimestre 2015. L’accordo siglato prevede l’acquisizione di 6,3 milioni di azioni ordinarie, pari al 27,8%, e di 1,26 milioni di azioni speciali ‘B’, pari al 100%. E’ stato inoltre concordato, previa approvazione degli azionisti, che sia modificato lo statuto del celebre settimanale fondato a Londra nel 1843. Lo scopo è di limitare al 20% i diritti di voto di ogni singolo azionista, a garanzia dell’indipendenza del giornale, in modo che nessun singolo individuo o società possa detenere più del 50% delle azioni del Gruppo.

“Con l’aumento della partecipazione in The Economist siamo lieti di confermare il nostro ruolo di azionisti di lungo termine a sostegno del Gruppo, insieme alle famiglie Cadbury, Layton, Rothschild e Schroder, e ad altri singoli investitori stabili”, sottolinea Elkann, che dal 2009 siede nel board. “Abbiamo sempre ammirato l’integrità editoriale e la prospettiva globale che sono gli elementi caratteristici del successo del The Economist e sottoscriviamo pienamente la sua storica missione di ‘prender partito nella dura battaglia tra l’intelligenza, che ci spinge verso il progresso, e un’ignoranza vile e timorosa, che lo ostacola’”. “La decisione del Gruppo di investire insieme a noi, mediante l’acquisto di azioni proprie (una distinta operazione di buy-back sulle restanti azioni ordinarie detenute nel Gruppo da Pearson, ndr), ci rende ancora più convinti – conclude Elkann – dei meriti del nostro investimento, in quanto segno della fiducia in un futuro brillante e redditizio”. A favore dell’operazione, che ha il sostegno unanime del Consiglio di Amministrazione del Gruppo, si sono espressi anche il direttore del settimanale, Zanny Minton Beddoes, e i suoi 4 predecessori: Andrew Knight, Rubert Pennant-Rea, Bill Emmot e John Micklethwait. “Exor è da 5 anni azionista di rilievo del Gruppo – osservano -. Ciò fa sì che una reciproca concordanza di vedute esista già, oltre che una forte condivisione di obiettivi”. L’offerta di Exor, fanno ancora notare, è stata inoltre “accuratamente analizzata dai quattro trustees indipendenti”, che “sono soddisfatti di quanto Elkann ha fatto con riferimento al suo approccio al giornale e alla sua indipendenza, e hanno approvato all’unanimità l’operazione”.

Ecosì, dopo l’acquisizione dieci giorni di PartnerRe, oggi con l’Economist prosegue lo shopping internazionale di Exor. La finanziaria della famiglia Agnelli, c lo scorso 3 agosto ha infatti conquistato il colosso americano delle riassicurazioni con un investimento da 6,9 miliardi di dollari. Il processo di trasformazione della holding torinese di cui John Elkann è presidente e amministratore delegato e Sergio Marchionne vicepresidente prosegue quindi con successo.

La fotografia del portafoglio di quella che è una delle più importanti società di investimento europee si sta profondamente modificando. La vendita delle partecipazioni in Sgs (società di certificazione svizzera) e Cushman & Wakefield (tra le maggiori società private del mercato immobiliare mondiale) hanno fatto entrare nelle casse della holding liquidità per circa 2 miliardi di euro. Risorse che saliranno ancora, fino a 3 miliardi, dopo il completamento della cessione del colosso immobiliare. Fiat Chrysler Automobiles, con ancora in pancia Ferrari, rappresenta un terzo delle attività di Exor, lo stesso peso che ha il settore della riassicurazione.

Poi ci sono le altre grandi partecipazioni, ovvero Cnh Industrial, Juventus e, appunto, The Economist. Completerà la trasformazione di Exor la conquista del controllo diretto della Ferrari: con lo spin-off previsto nel 2016 la ‘cassaforte’ degli Agnelli diventerà il primo azionista del Cavallino con una quota del 24%. Un capitolo a parte merita l’impegno di Exor nel settore dell’editoria.

L’investimento effettuato per il prestigioso settimanale economico britannico rientra infatti nell’ambito di altre importanti partecipazioni di lungo termine detenute – direttamente e indirettamente – nel corso degli ultimi decenni. Tra queste le case editrici americane Bantam Books e Random House, il quotidiano francese Le Monde. E ancora Rcs MediaGroup, uno dei principali gruppi editoriali multimediali a livello internazionale, il gruppo internazionale leader nell’intrattenimento Banijay Group ed Italiana Editrice Spa. Quest’ultimo è il gruppo editoriale nato un anno fa con le ‘nozze’ tra La Stampa, fondata a Torino nel 1867 e acquistata dagli Agnelli nel 1926, e Il Secolo XIX, il quotidiano nato a Genova nel 1886.