Fattura digitale: gli errori da non fare. Primo: invia una volta sola. I codici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 10:00 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 10:00
Fattura digitale: gli errori da non fare. Primo: invia una volta sola. I codici

Fattura digitale: gli errori da non fare. Primo: invia una volta sola. I codici

ROMA – Fattura digitale: gli errori da non commettere. Primo: invia una volta sola. La fatturazione elettronica che sostituisce progressivamente tutte le vecchie fatture in carta nei rapporti con la pubblica amministrazione è una grande novità ma che, proprio per la portata della innovazione tecnologica e delle migliaia di uffici pubblici, ci metterà un po’ di tempo ad entrare a regime. Per esempio, se all’inizio della sperimentazione era del 40% la percentuale di errore, a fine 2014 è scesa al 13%. Isidoro Trovato ha fornito sul Corriere della Sera un elenco degli errori che i fornitori della PA non devono commettere per non pregiudicare il buon esito della fatturazione in via digitale.

1. Si deve consegnare la fattura digitale una sola volta: controllare bene dunque ogni voce prima di premere il tasto “invio”.

2. Controllare bene i riferimenti della fattura contrassegnati da sigle precise. Il Cig (Codice Informativo di gara), il Cup (Codice unico di progetto), l’Ipa (Indice della Pa che identifica l’ufficio di competenza nella pubblica amministrazione) e i codici d’identificazione fiscale (numeri di partita Iva).

La conferma della Pa che la fattura è stata ricevuta.

Entro quindici giorni la conferma della Pa Ma cosa succede una volta inviata la fattura? Una chiara indicazione la forniscono Infocert e Sia , aziende specializzate nello sviluppo di soluzioni informatiche per la dematerializzazione dei documenti. La fattura inviata alla Pa viene controllata automaticamente dal Sistema d’interscambio (Sdi), per verificarne la correttezza. La Pa che riceva la fattura deve indicare l’esito dell’operazione entro 15 giorni, con l’accettazione o no della fattura.

Se viene scartata, è come se non fosse stata emessa: la si può correggere e reinviare con lo stesso numero. Se l’esito non arriva entro 15 giorni, lo Sdi dichiara concluso il processo e invia una notifica di decorrenza termini. A quel punto sarà necessario contattare direttamente la Pa interessata. Se invece si vuole mantenere un unico registro per tutte le fatture, verso la Pa e verso privati, è necessario conservare su un registro (digitale) tutte le fatture, anche quelle non destinate alla Pa. (Isidoro Trovato, Corriere della Sera)