Fed alza tassi dopo 9 anni: finisce era del denaro gratis

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Dicembre 2015 20:22 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2015 20:26
La decisione era attesa da tempo dagli investitori ma era stata rinviata più volte dalla Fed per il timore di lanciare messaggi sbagliati ai mercati

Janet Yellen, numero uno della Fed

NEW YORK – La Fed alza i tassi di interesse per la prima volta dal giugno 2006, quando l’allora governatore Bernanke decise un aumento del costo del denaro. Finisce, in altre parole, l’era del “denaro gratis”. I tassi sui Fed Funds salgono di un quarto di punto a 0,25-0,50%. Una decisione attesa, come spiega Il Sole 24 Ore:

La decisione era attesa da tempo dagli investitori ma era stata rinviata più volte dalla Fed per il timore di lanciare messaggi sbagliati ai mercati. A indurre alla prudenza la Banca centrale è stata anche la rivalutazione del dollaro e il contemporaneo deprezzamento dell’euro e del renminbi, le monete dei due principali concorrenti economici degli Stati Uniti. Proprio per questo Janet Yellen, numero uno della Fed, ha più volte spiegato che il rialzo dei tassi sarà graduale e che il costo del denaro resterà basso ancora per molto tempo. Alle 20.30 italiane la Yellen in conferenza stampa spiegherà le ragioni della decisione e darà indicazioni sul ritmo dei prossimi, eventuali, rialzi.

Le ripercussioni di questa scelta vengono spiegate da Raffaele Ricciardi su Repubblica:

A differenza di quanto accade in condizioni ‘normali’, la politica monetaria non interviene questa volta per combattere le pressioni dell’inflazione. E’ buona norma per il governatore, infatti, agire sui tassi quando vuole calmare un’economia troppo esuberante, che rischia di dar luogo a una corsa dei prezzi inarrestabile. In questa circostanza, dicono invece gli esperti del Crédit Suisse, sono due i razionali che muovono Janet Yellen: limitare la possibile esplosione di bolle nell’immobiliare o sui mercati; e crearsi un cuscinetto per poter in futuro agire con la politica dei tassi, nel caso di un rallentamento economico. Se la crescita cambiasse verso, infatti, oggi la Fed non avrebbe margini d’azione: si deve allontanare dalla fascia dei ‘tassi zero’ che caratterizza ormai la politica della Fed dal lontano 2008 (per ironia della sorte, raggiunta sotto Ben Bernanke proprio il 16 dicembre). C’è anche qualche timore che questa mossa possa portare a una effettiva recessione, ma secondo gli economisti non è ancora il caso di preoccuparsi per l’ingresso in una fase calante dei mercati. Nonostante, ormai da oltre sei anni, il Pil Usa si espanda – e quindi sarebbe lecito attendersi un rallentamento -, gli analisti vedrebbero più a rischio i corsi azionari con una piena occupazione (disoccupazione al 4%, contro il 5% attuale) e una crescita dei salari più sostenuta.