Federalismo fiscale: nei Comuni del Sud le tasse aumenteranno del 20%. Aliquote più alte?

Pubblicato il 26 luglio 2010 12:19 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2010 12:57

Il federalismo fiscale “costringerà” i sindaci del Sud ad alzare le tasse: è questo il rischio concreto che correranno i cittadini meridionali se dovesse passare il decreto sull’autonomia fiscale. Infatti col federalismo cesseranno i trasferimenti statali e regionali a Comuni e Province e i primi cittadini avranno un’unica via d’uscita: alzare le imposte locali di circa il 20%.

Il problema tocca maggiormente il Mezzogiorno, visto che attualmente i trasferimenti sono destinati soprattutto al Sud, dove le basi imponibili sono più povere. Secondo i calcoli divulgati nell’ultimo rapporto Ifel, i sindaci meridionali dovranno “rimediare”, aumentando il gettito fiscale di 311 euro a cittadino, mentre i loro colleghi del Nord aumenteranno la tassazione “solo” di 258 euro pro capite. Attualmente in Italia i trasferimenti agli enti locali sono stimati in 296 euro pro capite, ma le cifre cambiano a seconda della latitudine: in Campania infatti si tratta di 376 euro a testa, in Basilicata di 349, mentre in Veneto e Lombardia i numeri parlano rispettivamente di 232 e 253 euro.

E’ facile prevedere chei sindaci dei Comuni del Sud dovranno intervenire per forza di cose sulle aliquote, visto che la maggior parte della ricchezza tassabile è concentrata al Nord: ad esempio i “redditi da fabbricati” tassabili equivalgono a circa 700 euro di media nel Centro-Nord, mentre nel Sud il valore non supera la soglia dei 373 euro.

A sostegno di questa ipotesi (cioé l’innalzamento delle aliquote), ci sono i dati storici: tra il 2004 e il 2008 le entrate dei Comuni sono aumentate dell’8%, con punte del 20% in Molise, Puglia, Calabria e Sardegna. Nemmeno l’abolizione dell’Ici sulla prima casa ha inciso positivamente nelle aree meridionali, mentre al Nord i proprietari di case hanno beneficiato di sostanziosi “sconti”.