Passa un po’ di federalismo anti spesa. Ma le Regioni impongono “pedaggio” di un miliardo

di Lucio Fero
Pubblicato il 17 Dicembre 2010 14:33 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2010 14:51

I governatori delle regioni a un incontro con il governo

Un altro “convoglio” sulla lunga tratta del federalismo è passato, almeno sulla carta passato. E’ un buon convoglio, nei suoi vagoni porta il principio, che ora si avvia a diventare decreto di governo, secondo il quale la spesa, soprattutto sanitaria, si farà in base a “costi standard”. La spesa sanitaria è oggi in mano alle Regioni e lo sarà anche a federalismo attuato. Solo che oggi ogni Regione spende come e quanto sa e vuole, con il risultato di enormi deficit in almeno quattro Regioni e con la paradossale ma purtroppo vera circostanza per cui la stessa “prestazione”, siringa o posto letto che sia, costa in alcune zone d’Italia tre, cinque, dieci volte quanto viene pagata in altre Regioni. Con il federalismo, questo il principio che diventa decreto, le Regioni non potranno più spendere in base alla “spesa storica”, cioè quanto hanno speso fino ad oggi. Ma in base a “costi standard”, cioè si verifica quanto davvero costa in media una siringa e un posto letto e a questa cifra le Regioni dovranno adeguarsi, pena non ricevere più ulteriori finanziamenti dallo Stato centrale, oppure dovranno aumentare le tasse ai loro cittadini-amministrati, o ancora rischieranno la “bancarotta politica”, cioè la non rieleggibilità del Governatore che sfonda la spesa. Tutto bene dunque? Mica tanto: la definizione del costo standard, insomma la cifra, non è stata ancora scritta. Grosso problema, ma prima o poi sarà affrontato e risolto. Quasi tutto bene allora? Proprio no, perché le Regioni per concedere ilo loro sì al principio del “costo standard” hanno chiesto e ottenuto un pedaggio. Un pedaggio per far passare questo convoglio del federalismo pari a circa un miliardo di euro.

Il leghista Governatore del Piemonte Cota esulta per il passaggio del principio astratto a concreto decreto. Formigoni, governatore Pdl della Lombardia, gioisce invece per la capacità dimostrata dalle Regioni di esigere il pedaggio. Errani, governatore Pd dell’Emilia, esulta di meno e avverte che il pedaggio riscosso “è solo l’inizio”. Nessuno dei tre, in perfetta rappresentanza delle aree politiche cui appartengono, trova nulla da ridire sul costo imposto al passaggio di questo pezzo di federalismo. Nessuno dei tre ci vede nulla di incongruo o pericoloso. Chiedere allo Stato centrale un miliardo di euro per dare un sì politico appare a tutti e tre un ottimo affare e buona politica.

Un passo indietro: sei mesi fa, nell’ambito della manovra finanziaria di contenimento della spesa e del debito pubblici, Tremonti aveva imposto alle Regioni tagli di spesa per quattro miliardi. Ne era seguita furibonda opposizione, le Regioni non volevano “tagliare”, accampavano miseria e impossibilità a garantire servizi pubblici e sociali. Hanno aspettato sei mesi appunto le Regioni e poi, quando la loro “firma” politica sul federalismo è diventata urgente, hanno deciso di “vendersela” sul mercato. Per avere questa “firma” nella Conferenza Unificata tra Regioni e governo Tremonti ha dovuto “restituire” alle Regioni uno dei quattro miliardi di spesa tagliati. Le Regioni avranno dunque tra 2010 e 2011 un miliardo di più da spendere. Passa dunque, oltre al “convoglio buono”, anche e ancora il pessimo treno di sempre. Passa il buon principio della spesa secondo “costo standard”, ma passa anche il principio secondo il quale i governi locali per far passare il federalismo chiedono soldi. Pessima regola, deleteria abitudine, funesta ipoteca sul federalismo: se ad ogni passo del nuovo assetto il governo deve mettere mano al portafoglio, se ogni pezzo della riforma federalista corrisponde un dazio, un pedaggio per il Tesoro centrale, se insomma i poteri e governi locali si appostano sulla strada del federalismo come altrettanti esosi caselli, allora il federalismo diventa un’autostrada a venti corsie, tante quante le Regioni, verso l’aumento del deficit nazionale già mostruosamente gigantesco. Federalismo di spesa e fiscale che, vale la pena ricordarlo, dovrebbe essere lo strumento di minore e miglior spesa.

Ma che il federalismo avanzi a colpi di pedaggi pagati non turba nessuno. Per il federalismo i leghisti pagherebbero qualunque prezzo. Chi leghista non è e governa Regioni, sia del Pdl come del Pd, ritiene comunque una missione, anzi “la missione” politica quella di aver soldi da spendere sul suo territorio e il “fine” giustifica ai suoi occhi abbondantemente ogni “mezzo”. Se il federalismo da far passare è occasione per incassare, ben venga. Sono contenti Formigoni, Errani e Cota. E con loro gli assessori e i consiglieri. E i sindacati e le locali Confindustrie. E le associazioni di categoria. E in fondo gli elettori e la gente. Se oggi c’è uno Stato che paga a piè di lista e fa debito, domani ce ne saranno venti: è questo il non detto ma pensato, è questo quel che luce nella gioia collettiva perchè le Regioni hanno imposto e conquistato “pedaggio”. Luce, ma è tutt’altro che oro.