Fiat, sinistra addio e Berlusconi per sempre. La maledizione italiana: governo finto o governo impossibile

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 30 Dicembre 2010 14:31 | Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre 2010 14:31

Fiat: cioè sinistra addio, addio almeno all’idea che la sinistra possa governare questo paese. Addio e riposi, neanche tanto in pace. E Berlusconi per tutti, fino a che vecchiaia o morte non lo separi dalla proprietà, personale e politica, della destra e dei governi finti che la destra italiana mette in piedi, anzi in scena. C’è un motivo per cui la gente vota Berlusconi, un motivo, una ragione molto più grossi e veri delle televisioni di Berlusconi. Motivo e ragioni che i Travaglio e i Santoro e i Flores D’Arcais, ma anche i D’Alema, Vendola, Bersani e Di Pietro non capiranno mai o sempre fingeranno di non capire. Ma ormai è troppo tardi anche per capire, come cantava antica canzone, mestamente “al destin che vien, rassegnarsi conviene”.

Il motivo e la ragione sono che ai governi finti della destra berlusconiana non c’è l’alternativa di governi possibili della sinistra. Tutte le sinistre italiane non fanno un governo, la loro somma politica prima ancora che numerica un governo lo disfa. Se oggi ci fosse in Italia un governo della sinistra, qualcosa che va da Vendola a Bersani passando per Di Pietro, se questa alleanza avesse vinto elezioni, ci sarebbero ministri che approvano il contratto di Mirafiori e quello di Pomigliano, ministri che lo sopportano come il male minore, ministri che provano ad aggiustarlo un po’, ministri che scioperano contro quei contratti e ministri che li considerano “atti di fascismo”. Non importa chi di questi ministri avrebbe ragione o torto, che pure è questione complicata e importante. Qui e ora importa constatare purtroppo che, avrebbe detto Totò, “la somma non fa il totale”. Non sono posizioni diverse, sono pensieri e valori reciprocamente avversari. Inconciliabili e ingestibili dentro uno stesso governo. La cosiddetta “Unione”, quella “roba” politica che andava da Rifondazione a Mastella e che rese penoso e impossibile a Prodi il governare, non è sepolta, non è cadavere. E’ invece uno zombie, un morto che cammina, cammina e “lotta insieme a noi”. Quindi o la minestra acida e più volte stucchevolmente riscaldata del governo della destra berlusconiana, oppure la finestra di un’alternativa di sinistra da cui ci si può buttare nel vuoto: questo dimostra, esemplifica, squaderna sotto gli occhi di chi vuol vedere la vicenda Fiat.

I contratti imposti da Marchionne a Mirafiori e a Pomigliano peggiorano le condizioni di lavoro dei lavoratori Fiat. Non più di tanto di quanto non avvenga in altre fabbriche di automobili in altri paesi europei. Non più di tanto ma li peggiorano. Turni più pesanti, limatura alle pause, pochi soldi in cambio, circa 20 euro netti al mese. Non solo, stabiliscono la regola crudele e indiscriminata del non pagamento delle prime giornate di malattia se l’azienda rileva troppo assenteismo soprattutto durante i momenti di massima produzione richiesta. E introducono, ma questo appare inaudito e scandaloso solo in Italia, l’impegno a non scioperare durante i picchi di produzione da parte di chi ha sottoscritto gli accordi e firmato il contratto, i sindacati ma anche i singoli lavoratori. E aumentano le ore di straordinario “in mano all’azienda”, cui di fatto i lavoratori sono obbligati. Non bastasse, i contratti di Mirafiori e Pomigliano eludono e forse illudono. Eludono il nocciolo del problema Fiat: pochi modelli sul mercato e scarsa produttività, entrambe cose che riguardano l’azienda e non chi ci lavora. Illudono forse lo stesso Marchionne che basti comprimere un po’ il costo del lavoro e mettere i “rompiscatole” in condizione di non nuocere per fare della Fiat un’azienda tedesca. Illudono Cisl, Uil e tutti quelli che firmano e applaudono che così la Fiat vinca sui mercati e porti lavoro e salario più di prima, meglio di prima. Ma un contratto che “peggiora” e non è detto che risolva non è neanche lontanamente il “fascismo”, a meno di non vivere nel delirio per cui il “fascismo” avanza su scala mondiale travestito dalla crisi economica e finanziaria.

Bene, che fa una sinistra sindacale di fronte a un contratto che “peggiora”? Ci sta dentro, ci lavora dentro, non si alza dal tavolo sdegnata. E che fa una sinistra politica di fronte a un mercato del lavoro che offre ai datori di lavoro rapporti di forza oggi vantaggiosi per loro, di fronte ad una azienda che esercita il ricatto, legittimo ma ricatto, per cui o firmi o l’azienda chiude baracca e burattini? Una sinistra politica modifica quel che può modificare del mercato del lavoro, “l’ambiente” intorno. Infatti chi non ricorda la grande e concreta battaglia della sinistra politica e della Fiom sul salario? Quella intelligente e costante azione per eliminare la miriade di esenzioni fiscali basate su inattendibili dichiarazioni dei redditi, quel risparmiare miliardi di euro per dirottarli ad un abbassamento delle aliquote Irpef sul lavoro dipendente? Non la ricordate? Niente paura, non è una vostra amnesia: quella grande battaglia non c’è stata, non c’è da decenni. L’avesse fatta, la sinistra politica e sindacale avrebbe dovuto togliere per dare, avrebbe dovuto scegliere, rischiare, osare, proporre. Essere, niente meno, che alternativa di governo e prima ancora sociale. Dire al paese, anche a quella parte del paese che ti vota che le aziende municipalizzate sono spesso, troppo spesso, cattivo e ingiusto uso del denaro pubblico? Dire che il trasporto collettivo per due terzi del suo costo è finanziato dallo Stato e che parte di quei soldi possono, devono andare per via fiscale agli stipendi? Dire che il bus e il tram il cittadino se lo deve pagare a prezzo quasi vero e non a prezzo “politico”? Non  sia mai, meglio dire: “Andateci voi a lavorare in fabbrica a 1300 euro al mese” invece che fare in modo che i 1300 diventino 1500.

Per cui…amen: un governo possibile della sinistra non c’è e quindi e non a caso, come sondaggi annunciano, non ci sarà neanche se si vota. C’è invece e forse ci sarà ancora il governo finto di Berlusconi. L’ultima gag della lunghissima commedia, lunga ormai più di 15 anni, ha per titolo “La ramazza di Capodanno”. Il premier ha ordinato a tutte le maestranze del teatro di pulire Napoli per il pomeriggio prima dei “botti”. Poi, passata la festa, monnezza libera. Infatti dal primo gennaio Napoli, ammesso sia stata pulita il 31 dicembre, non lo potrà essere più: dal primo gennaio si raccoglie monnezza in Provincia e comunque dove portarla non si sa. E’ una vecchia gag, recitata da Berlusconi il 26 novembre: “In due settimane Napoli pulita”. Ripetuta il 4 dicembre: “Entro qualche giorno”. Replicata il 14 dicembre: “Due giorni”. E quindi arricchita, perfezionata: “Napoli pulita per Capodanno”. Se i complottatori anti governo non “sporcano” apposta per fare dispetto al premier. Un governo finto con ministri che, a proposito di Mirafiori e Pomigliano, gioiscono solo perché l’hanno messa a quel posto alla Cigl. Un governo finto nei numeri, fatto di parole finte. Efficiente solo nel “farsi i fatti propri”. E in alternativa nulla. Buon anno.