Economia

Fiat, l’opposizione unita contro Berlusconi: “Non se ne lavi le mani”

Pier Luigi Bersani

Insorgono le opposizioni, questa volte unite, dinnanzi al passo indietro del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul caso Fiat. Per Pd, Idv e Udc non basta la convocazione di azienda e sindacati promossa dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: le opposizioni hanno chiesto un tavolo in cui il governo non vada solo a mediare, ma sia presente come titolare delle politiche industriali, con l’impegno a usare il portafoglio per sostenere il sistema produttivo italiano.

Secondo il leader del Pd Pier Luigi Bersani ”è una curiosa affermazione” l’espressione del premier secondo il quale un’azienda può produrre dove vuole. ”Qui – ha sottolineato – c’è un signore, Marchionne, che sta dicendo a mezzo mondo che in Italia non si possono fare le cose. Io, fossi il Governo, non gli consentirei di dire queste cose”.

Nella vicenda Fiat, ha aggiunto Bersani, ”la responsabilità del governo è fortissima. L’azienda può avere delle intenzioni più o meno discutibili, ma il governo deve prendersi le sue responsabilità”. Da parte della maggioranza, dopo il silenzio di ieri il Pdl ha parlato Maurizio Gasparri, che ha detto di ”sperare” che non siano intaccati gli investimenti Fiat in Italia.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni si è associato al suo collega di partito Calderoli nel dire che l’annuncio di Marchionne ”non sta né in cielo né in terra”, mentre il ministro del Lavoro Sacconi ha invitato l’ad del Lingotto ad evitare gesti ”unilaterali”.

Poi, nel pomeriggio, ha convocato per mercoledì prossimo a Torino un tavolo tra Fiat e sindacati. Ma l’iniziativa non placa le opposizioni, e perfino esponenti della maggioranza, visto che Francesco Storace dice di essere ”incazzato”. L’Udc Luca Galletti ha criticato ”la totale assenza di un disegno di politica industriale” da parte del governo.

Bersani, che è stato ministro dello Sviluppo, spiega: ”Non avere tenuto la barra di un tavolo Fiat è un gravissimo errore: abbiamo vari problemi aperti, come Termini Imerese, la componentistica. Abbiamo pezzi di industria in discussione e non abbiamo un ministro che se ne occupi”.

”La responsabilità di far coincidere gli interessi della Fiat con quelli della collettività – ha incalzato Antonio Di Pietro – è del Governo e, in particolare, del ministero dello Sviluppo economico che Berlusconi sta occupando abusivamente”.

Stefano Fassina, responsabile economia del Pd, ha definito ”preoccupante che la convocazione sia arrivata dal ministro Sacconi e l’incontro sia previsto a Torino”, perché ”il piano Fiat riguarda tutto il Paese, non sola la regione Piemonte e perché con la Fiat si deve discutere di futuro dell’auto, non di ammortizzatori sociali”.

Quindi la convocazione va fatta a Roma e al ministero dello Sviluppo ”perché si deve parlare di un piano industriale di dimensione nazionale”. Un capitolo a parte della pioggia di critiche riguarda proprio l’assenza da mesi di un ministro per lo Sviluppo, a cui il presidente Napolitano ha chiesto di porre rimedio, con il conseguente annuncio di Berlusconi di una imminente nomina.

Amaro il commento di Antonio Misiani (Pd): ”Berlusconi fa finta di non accorgersi che i buoi ormai sono scappati dalla stalla”. ”Alla buon’ora – glossa sarcastico Bersani – sono mesi che abbiamo problemi come crisi economica, crisi industriale, casi eclatanti come la Fiat e non c’è nessuno in bottega”.

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