Fiat-Chrysler: Bob Lutz (Gm): “Difficile, però Marchionne è bravo”

Pubblicato il 11 Gennaio 2010 10:50 | Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio 2010 11:01

Bob Lutz, vice presidente di General Motors per il prodotto

Bob Lutz, uno dei padri nobili dell’industria dell’auto americana, ha detto la sua sul matrimonio tra Fiat e Chrysler. Lutz, di solito piuttosto esplicito al limite della profanità nelle sue affermazioni, è stato quasi cauto, ma ha avvisato che una joint venture del genere non è una cosa semplice da gestire con sette o otto fusi orari di mezzo.

Le conseguenze, sia che vada bene sia, ancor di più, che vada male, quelli di Termini Imerese sanno bene che intanto le pagano i lavoratori, nel quasi totale silenzio dei sindacati, troppo occupati a fare la grande politica per occuparsi di quei poveretti.

Lutz è vice presidente per il prodotto (vice chairman of global product development) di General Motors in barba ai 78 anni suonati e alle regole che, nelle grandi corporations, rendono obbligatoria la pensione a 65 anni, ha dietro di se una storia professionale unica nel mondo dell’auto. Nell’ambiente gode di fama mondiale e lo stesso Gianni Agnelli, una trentina d’anni fa, aveva considerato di metterlo a capo delle attività automobilistiche di Fiat.

Nella pausa caffé di un incontro organizzato dalla Society of Automotive Analysts, Lutz si è lasciato andare con i giornalisti: il matrimonio Fiat-Chrysler, ha detto, «è un’operazione interessante: dal punto di vista del prodotto sono complementari. Il problema di questo tipo di alleanze è che è più difficile farle funzionare quando c’è un oceano di mezzo».

Poi, in base alla regola che cane non morde cane, ha aggiustato il tiro: «Sono sicuro che Marchionne è bravo e riuscirà a farla funzionare».

Lutz ha anche spiazzato i suoi interlocutori parlando dell’intervento del governo americano nell’industria dell’auto. Dopo anni passati a combattere l’eccesso di regole imposto proprio dal governo, al punto di annunciare, un anno fa, che avrebbe lasciato per le ingerenze statali nel disegno del prodotto, ora Lutz dice: finalmente il governo si è accorto dell’auto: ci voleva una crisi globale, ovvimente con riferimento non tanto alle regole quanto gli aiuti dal Tesoro americano.

Su Opel, che Gm ha deciso di mantenere, Lutz ha spiegato: “E’ un componente a tutti gli effetti del gruppo, è parte di Gm e sarà integrato nella strategia globale”.

Per Saab, ha detto ancora Lutz, “ci sono ancora parti interessate ma non possiamo aspettare e guardare proposte e proposte, quindi abbiamo assunto una società che supervisionerà la liquidazione e procediamo con la chiusura ordinata del marchio”.

Per Saab in corsa ci sono l’olandese Spyker e la cordata formata dal fondo di private equity lussemburghese Genii Capital e il patron della Formula 1 Bernard Ecclestone.

Il consiglio di amministrazione di Gm dovrebbe prendere a breve una decisione su Saab e in questi giorni una delegazione del governo svedese è a Detroit per incontrare i vertici della casa automobilistica americana e illustrare i tempi e i modi degli aiuti pubblici assicurati al potenziale acquirente. Per supervisionare la chiusura di Saab Gm ha assunto Alixpartners.