Fiat prende il largo: “Fabbrica Italia è superata. Restare? Dipende dai conti”

Pubblicato il 13 settembre 2012 20:10 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2012 20:10
Sergio Marchionne

Sergio Marchionne (Foto Lapresse)

ROMA – Il piano Fabbrica Italia è un “progetto superato”: Fiat prende così definitivamente le distanza da quel progetto che a molti aveva fatto sperare in un impegno sicuro del Lingotto in Italia.

L’azienda in una nota scrive che “con un comunicato emesso il 27 ottobre 2011 aveva annunciato che non avrebbe più utilizzato la dizione ‘Fabbrica Italia’ perché molti l’avevano interpretata come un impegno assoluto dell’azienda mentre invece si trattava di una iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico”.

Il futuro del gruppo, sottolinea il Lingotto, si saprà solo il 30 ottobre, quando verranno presentati i conti del terzo trimestre. Dal lancio di Fabbrica Italia, nell’aprile del 2010, le cose “sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni settanta”.

Per Fiat “E’ necessario che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati”. Tradotto: se i mercati vanno male vogliamo essere liberi di fare come ci sentiamo, e se vogliamo andarcene dall’Italia dobbiamo poterlo fare.

“Fiat-Chrysler oggi è una multinazionale e quindi, come ogni azienda in ogni parte del mondo, ha il diritto e il dovere di compiere scelte industriali in modo razionale e in piena autonomia, pensando in primo luogo a crescere e a diventare più competitiva. La Fiat ha scelto di gestire questa libertà in modo responsabile e continuerà a farlo per non compromettere il proprio futuro, senza dimenticare l’importanza dell’Italia e dell’Europa”.

Naturalmente la presa di posizione non è piaciuta ai sindacati. Per Maurizio Landini, segretario Fiom, è “la dimostrazione Fiat sta perdendo quote perché non fa investimenti e non ha nuovi prodotti”. Giorgio Airaudo (Fiom) torna a chiedere al governo Monti di convocare subito l’azienda.

Per Rocco Palombella, segretario generale della Uilm “no a scelte che pregiudichino il progetto della produzione automobilistica in Italia”.

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