Fiat, Epifani: “Marchionne attacca l’Italia perché vuole andarsene”

Pubblicato il 25 Ottobre 2010 9:10 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2010 9:12

Guglielmo Epifani

Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani, la sortita dell’amministratore delegato Sergio Marchionne si spiega con una volontà di “andarsene dall’Italia”.

Marchionne, domenica 24 ottobre, ha puntato il dito contro il nostro Paese affermando che, dei circa 2 milioni di utili Fiat, neppure un euro viene dall’Italia. Ma Epifani, intervistato dal quotidiano La Repubblica,  replica: ”La verità è che Marchionne vorrebbe andarsene dall’Italia”.

”Non a caso – aggiunge Epifani – sostiene di non avere più debiti con il nostro Paese. È come se si sentisse obbligato a stare qui da noi, mentre il gruppo èsempre più americano, forte in Brasile e negli Stati Uniti”.

Per il leader della Cgil è impensabile che possano provenire utili dagli stabilimenti italiani se ”sono praticamente fermi”. ”Si fa cassa integrazione dappertutto – aggiunge Epifani – E si ricorre alla cassa integrazione perché il mercato europeo non va bene in particolare per i marchi Fiat. Sulle fasce medio alte, quelle che fanno guadagnare, la Fiat è praticamente assente, e su quelle medio piccole la concorrenza è agguerritissima. Non ci sono i modelli: questa è la realtà”.

Che Marchionne ”fosse molto scettico sul futuro della Fiat in Italia”  Epifani dice di averlo capito da tempo, in particolare ”dopo la decisione di chiudere lo stabilimento siciliano di Termini Imerese e poi dall’ipotesi per molto tempo in ballo di chiudere anche Pomigliano d’Arco. E ancora dal fatto che a Mirafiori non sono arrivati nuovi modelli mentre a Torino continua ad esserci un problema di sovraccapacità produttiva”.

”Ma davvero si può pensare – si chiede – che tutto dipenda da un turno in più o in meno?”. Epifani propone allora ”una commissione neutrale”, anche istituita dal Parlamento, ”per verificare se sui turni ha ragione la Fiat oppure gli operai che dicono di non farcela”. La verità, conclude, è che ”allo stato non c’è un progetto industriale per l’Italia”.